SUGHERO O NON SUGHERO

Oggi voglio prendere spunto da una notizia apparsa sul blog della brava giornalista polacca Slawka G.SKarso (si legge Sùavca), che analizza la tematica del sughero come chiusura privilegiata per le bottiglie di vino.

Riporto qui una breve parte:

“Il sughero come patrimonio naturale, parte fondamentale dell’ecosistema dell’area mediterranea, oltre che ovviamente per le sue caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto alla chiusura delle bottiglie. Questo perché la paura è che trovando sistemi alternativi le sugherete vengano abbandonate.”

La diatriba sul fatto che il sughero sia sostituibile o meno per le chiusure delle bottiglie va avanti da anni.

Questo pregiato materiale, nella forma che conosciamo oggi, è utilizzato ormai da secoli, da quando Haut Brion agli inizi del ‘500 inviava il suo costoso Claret a Londra dalla Francia.

Senza dubbio il sughero presenta le migliori caratteristiche per la conservazione del vino in bottiglia, grazie alla sua elevata elasticità ed impermeabilità ai liquidi e ai gas; inoltre è un ottimo isolante termico e permette un lento interscambio tra il vino e l’ambiente.

Il  sughero naturale è inoltre inodore, insapore, atossico, asettico ed anallergico.

D’altro canto presenta un problema che sino ad oggi è rimasto irrisolto, legato alla presenza di un fungo parassita della quercia da sughero chiamato Armillarea Mellea, responsabile del fastidioso difetto che comunemente chiamiamo sentore di tappo (tricloroanisolo).

Da tempo esistono in commercio numerose alternative di chiusura, che oltre ad essere molto meno costose evitano questo problema, ma che i puristi del vino mal sopportano: tappi a corona, tappi sintetici, tappi di vetro o i sempre più in voga screw-cap (il tappo a vite delle acque minerali per intenderci).

Personalmente sono del parere che per i grandi vini di elevata qualità, destinati a durare nel tempo, il sughero sia un materiale insostituibile, che contribuisce a fare evolvere il vino il quale è pur sempre una sostanza viva e non può essere soffocata per troppo tempo.

Il tappo di sughero è legato all’immagine dei vini nobili, blasonati, a lungo invecchiamento, ed è psicologicamente comprensibile l’atteggiamento di molti consumatori che mostrano diffidenza nei confronti di vini in bottiglie con tappi diversi.

Ciò non toglie che sistemi alternativi di chiusura debbano ormai entrare nelle nostre abitudini di  consumatori, perlomeno per vini destinati ad essere consumati nei primi anni di vita.

Sono metodi pratici, meno costosi, e che preservano dall’annoso problema dell’odore di tappo.

In paesi che non posseggono ancoraggi mentali vinicolo-culturali, come quelli scandinavi, queste chiusure non solo sono accettate da tempo, ma spesso sono privilegiate sulle chiusure tradizionali, anche per i vini più pregiati.

E i produttori, volenti o nolenti, dovranno adeguarsi per non perdere future opportunità. Perché il vino bisogna si farlo bene, ma bisogna considerare anche le esigenze del mercato, che è quello caccia i denari.

E voi, cosa ne pensate?

  • Caro Paolo, sono contento che tu abbia affrontato questo problema, la domanda sui tappi mi viene posta costantemente in tutte le degustazioni che faccio in giro per il mondo. Il sughero contribuisce per i vini di pregio al completamento dell’evoluzione del gusto e dei profumi. Ovviamente non sono contro gli screw cap che tanto appassionano i consumatori anglofoni, ma li riserverei per prodotti più facili. Se andassimo a mettere screw cap su un Barolo, la chisura sarebbe così perfettamente ermetica che dopo 10 anni avremo baroli molto ridotti e totalmente diversi da quelli che siamo abituati ad apprezzare.