IL VINO TRA ANALISI E GODIMENTO

Pochi giorni orsono Luca Gardini, sommelier del ristorante Cracco di Milano, si è lauerato miglior Sommelier del mondo. La gara si è tenuta a Santo Domingo  durante il meeting annuale della WorldWide Sommelier Association, e la notizia è arrivata dopo diverse ore da una finale al cardiopalma che ha visto coinvolti altri due eccellenti professionisti, uno della Repubblica Ceca e un dominicano, che giocava quindi in casa. Vi invito a seguire il video di una parte della sua performance sul link di Intravino.

Sono naturalmente orgoglioso che un professionista italiano abbia vinto questo prestigioso premio, e non sono d’accordo con i detrattori che la considerano una vittoria zoppa dovuta all’assenza dei sommelier francesi. Solo per il fatto che in Francia si producano grandi vini, non significa che i loro Sommelier debbano essere i più bravi. A Luca vanno i miei più sentiti complimenti quindi.

Detto questo, dopo avere visto il video che vi ho proposto, dove è ben in evidenza la mostruosa preparazione tecnica di Luca, ho fatto una riflessione.Posto che sono assolutamente invidioso delle capacità di analisi sensoriale di professionisti di questo livello, non sono un amante di questo tipo di approccio prettamente tecnico ad un vino.

No ho avuto la possibilità di essere presente all’evento, ma mi piacerebbe sapere se oltre a questa dimostrazione di competenza nell’analisi di ciascun vino, i contendenti abbiano anche valutato altri aspetti che quasi sempre non vengono presi in considerazione ma che sono fondamentali, uno su tutti la valutazione della tipicità.

Vi ricordate la vicenda del 2010 denominata Brunellopoli, che ha visto coinvolte prestigiose aziende di Montalcino, le quali tagliavano abbondantemente il Sangiovese con altre varietà non consentite, come Merlot, Cabernet Sauvignon e Montepulciano? Ebbene, i sommelier che celebravano questi vini prima di allora, e che continuano a farlo, non si erano accorti che, nonostante fossero ben fatti da un punto di vista enologico, non avessero il benché minimo carattere di tipicità e originalità? E i Sommelier secondo voi devono essere in grado di cogliere questo aspetto?

In seconda analisi, nonostante io stesso mi diletti nella descrizione tecnica dei vini in quanto consulente per il settore enologico della rivista A Tavola, non apprezzo che un vino venga descritto e catalogato a seconda dei suoi marcatori di profumi e di gusti: tabacco di qua, tamarindo di la, sottobosco di su e amarena di giu. Un vino, soprattutto quando è grande, è come una musica, non si può scomporre, ma deve essere valutato nella sua completezza, per le sensazioni e le emozioni che riesce a trasmettere, per la sua armonia e per il suo equilibrio, per la sua piacevolezza, la sua naturalità, al sua complessità e la sua tipicità.

Ma voi ve lo immaginate qualcuno che per descrivervi una sinfonia di Mozart…vi sciorini verbalmente una per una le note che la compongono???

  • achille villani

    Sono pienamente d’accordo con il commento alla degustazione, in certi momenti è d’obbligo il tecnicismo, ma solo quando tra esperti valutiamo un vino.
    La degustazione così come appare nel video e di tipo tecnico/scolastico, mentre se ne sta diffondendo un tipo molto più poetico, che passa immdiatamente al sodo.
    Deglutizione del vino, con breve riconoscimento dei profumi nel momento in cui introduco il liquido nel cavo orale e spiegazione del complesso delle sensazioni , gustative, retronasali e complessive che riesco ad esternare immediatamente ; senza fronzoli assurdi in un tutt’uno che sicuramente riporterà le degustazioni alla poesia e al calore conviviale
    Achille Villani
    Maestro Sommelier AIES(accademia intermazionale enogastronomi sommeliers)