Tu chiamale se vuoi, emozioni

Sono reduce dalla breve trasferta baltica e come sempre mentre sono sull’aereo mi capita di pensare alle degustazioni e i contatti avuti a Riga,Tallinn e Helsinki. Li conosco bene  i Paesi Baltici, sono da circa 5-6 anni che  promuovo il mio vino cercando di spiegarlo al meglio, la conoscenza e curiosità dei bevitori è cresciuta moltissimo e ne sono felice.

Il momento sicuramente più intenso ovviamente è stato a Riga durante la verticale dei Baroli a partire dalla mia annata: lo splendido 1978.

Ho realizzato che sto cominciando ad apprezzare di più queste annate antiche, in realtà le ho sempre criticate, quasi come se volessi allontanarmi da quel mondo enologico così differente e medioevale. Gli anni 50-60-70 hanno rappresentato il Medioevo del vino, con porcate enologiche indecenti, dove non si conosceva dove stesse bene la legalità. Nonostante ciò in quest’ultimo anno questi vini non fatti e concepiti da me, mi emozionano. Forse non sono la persona giusta per far comprendere questi vini, forse sarebbe bene lo facesse chi li ha fatti, ricordandosi meglio i pregi e i difetti dell’annata vissuta in prima persona. Durante la degustazione infatti, cerco di non indurre  a cercare per forza profumi o gusti particolari letti su libri o sentiti da amici sommellier sapientoni, ma semplicemente farsi trasportare emotivamente cercando di capire cosa quel liquido rappresenta e cosa vorrebbe comunicare.

Odio chi giudica questi vini, non importa se sono più o meno ossidati, più o meno vivi, non mi interessa dare loro un punteggio. Sono come dei libri antichi, non importa concordare con quello che vi è scritto, ma semplicemente imparare dall’esperienza di quel momento storico. E con sommo orgoglio posso dire, che la mia famiglia e i miei vini c’erano. A volte si ripudiano quegli anni, di buio vinicolo, si tende a disprezzarli, ma non dobbiamo dimenticare che, senza il Medioevo la magnificenza del Rinascimento non sarebbe mai arrivata.