DALLA CINA CON FURORE

Per chi ancora non lo sapesse, la Cina sta ormai diventando il mercato principale per i più ricercati e prestigiosi vini del mondo.

Le aste tenutesi ad Hong Kong, New York, Londra e Ginevra stanno segnando nuovi record grazie alla partecipazione dei tycoon del sol levante, disposti a tutto pur di accaparrarsi i lotti più prestigiosi. Proprio oggi Christye’s ha battuto a Ginevra un Imperiale di Cheval Blanc del 1947 a circa 225.000 euro, bottiglia che diventa di gran lunga la più costosa al mondo. E lascio indovinare voi dove andrà a finire.

Da un paio d’anni la Cina è assetata del più celebre dei Premier Cru di Bordeaux, Chateau Lafite, e la richiesta di questo vino ha fatto si che le quotazioni siano letteralmente andate alle stelle. Ma la cosa bella è che questi signori, che avrebbero potuto starsene seduti ad aspettare gli ordini senza muovere un dito, si stanno dando da fare per mezzo di mirate operazioni di comunicazione tese ad incrementare il prestigio delle loro etichette, e di conseguenza la domanda. L’annata 2008 di Lafite, che verrà rilasciata sul mercato nella primavera del 2011, riporterà in etichetta il simbolo cinese del numero 8, che da quelle parti è sinonimo di buona fortuna e benedizioni eterne. Solo l’annuncio di questa operazione ha fatto aumentare le quotazioni dell’annata 2008 del 45% nel giro di nove giorni.

Ma perché dico tutto questo? E’ evidente che la Cina sarà la nuova frontiera per i vini di qualità, ed è chiaro che i grandi produttori francesi, soprattutto a Bordeaux, partono avvantaggiati grazie alla fama ed alla storica elevata domanda dei loro vini in tutto il mondo. Ma non per questo se ne stanno con le mani in mano, e bisogna dare loro atto che in termini di comunicazione ci sanno fare. Gli amici produttori italiani invece, per i quali faccio il tifo, cosa stanno facendo per il mercato cinese? Quali sono le strategie che metteranno in atto per comunicare adeguatamente le nostre eccellenze enoiche in estremo oriente?

Mi rendo conto che non sarà semplice, se è vero soprattutto che in Cina oggi il vino è soprattutto una moda, e che uno dei primi fattori di scelta del vino sia la bellezza dell’etichetta (sic!), ma noi abbiamo dalla nostra parte il fatto che i cinese siano particolarmente attratti dal Made in Italy (e ci mancherebbe altro!).

Se qualche produttore volesse qui intervenire sarebbe molto interessante ed istruttivo.

  • La Cina è grande e dispersiva, sarà di fondamentale importanza essere uniti nella promozione dei nostri vini. Altrettanto importante sarà la capacità di adattamento culturale, da parte nostra alla loro e viceversa. Con la Cina abbiamo un calcio di rigore da tirare, che potrebbe portare ottimi risultati a medio termine, speriamo che la nostra politica come sempre non ce lo faccia sbagliare.