Vigneti turchi

Zeynep Arca and Enrico Rivetto

Ho appena preso l’autobus che da Taksim mi porta verso l’aeroporto Ataturk di Istanbul, ci muoviamo a passo d’uomo per il traffico; alla mia sinistra l’Europa, alla mia destra l’Asia Minore, è una visione che mi porta indietro nel tempo, immaginando cosa potessero pensare i conquistatori e mercanti del passato attraversando il Bosforo, senso di potenza e di mistero, curiosità e stupore.

Il mio blitz turco nasce dalla curiosità di visitare la nuova azienda vinicola Arcadia sita in Tracia di proprietà di una mia cara amica: Zeynep Arca. E’ mia intenzione comiciare a distribuire i miei vini in questo difficilissimo, ma attraente mercato. Perché la Turchia? Perché è una nazione con una popolazione numerosa giovane, curiosa e motivata, ma soprattutto con un entusiasmo che l’Italia si sogna. Il vino sta attraversando una crescita impressionante, grazie anche alla nascita di nuove piccole realtà vinicole turche, che ricercano lontane radici vinicole storiche, facendosi aiutare tecnicamente da esperti italiani e francesi. Sono stato nella Tracia turca, nel paese di Cesmekolu, il paesaggio assomiglia un pò al nostro centro Italia. Zeynep mi ha mostrato la sua nuova cantina tecnologicamente molto avanzata e i nuovi vigneti, il terreno è diverso da collina a collina, passiamo da argilla rossa mista a pietre, arrivando a limo grigio. Abbiamo degustato i prodotti: un sauvignon gris ,un sauvignon blanc ed un classico taglio bordolese cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot. I vigneti sono giovani ed in fase sperimentale, ma s’intravede una potenzialità interessante.

In Turchia ci sono vitigni autoctoni da sviluppare come l’ Öküzgözü oppure come il Bogazkere (quest’ultimo molto tannico), ma c’è ancora molto da lavorare, lavoro che non è di certo aiutato dal governo filo islamico. Da un altro punto di vista però il vino ingrassa le casse dello Stato con le altissime tasse, quindi c’è un classico comportamento contraddittorio, il quale non fa altro che complicare la comprensione del mercato. Forse è proprio per questo che tanto mi affascina. Mi affascina come la storia di questa penisola molto simile all’Italia; il nostro paese è geostrategicamente il ponte tra l’Europa del Nord e il Mediterraneo, mentre la Turchia è il ponte tra Mediterraneo e Asia. Storicamente questi due popoli sono sempre stati vicini, un esempio è la presenza dei levantini, ricche famiglie genovesi e venezianie che si sono stabilizzate in Turchia da centinaia di anni.

Torniamo nuovamente al mercato turco del vino, è composto per il 3% da vino straniero di cui l’ 1,5% è cileno, al resto del mondo resta l’1,5 %…. Ovviamente è un mercato di nicchia perfetto per il Barolo ed è questo il vino italiano più apprezzato anche se le case vinicole presenti sono ancora molto poche.

La classe benestante turca ama viaggiare e godersi la vita, il cibo mediterraneo non fa rimpiangere quello italiano, per questo motivo credo che i nostri vini si adattino molto alla loro tradizione culinaria. Abbiamo però bisogno di sfatare il pregiudizio del turco-islamico che non beve, perché non è vero. Sicuramente ci sono persone che non fanno uso di alcoolici, ma la Turchia è orgogliosamente laica, quindi il vino è accettato anche se non sfacciatamente pubblicizzato.

Nel 2010 non è più ammissibile che un giovane italiano creda che i turchi siano arabi e che tutti i turchi musulmani non bevano. A volte ci lamentiamo ad avere difficoltà a vendere i nostri prodotti, ma a volte mi chiedo quanto facciamo per comprendere i potenziali compratori. Nella Turchia occidentale non si percepiscono problemi d’integrazione religiosa, chiese cristiane e ortodosse si alternano a moschee e la convivenza sembra buona. Sicuramente nell’estremo est vicino al confine iracheno e iraniano non è tutto così semplice, ma vi informerò quando ci andrò, magari a visitare la regione vinicola della Mesopotamia che tanto mi affascina.

E’ proprio vero che a volte la soluzione sta nelle parole, la parola religione nell’antica lingua accadica mesopotamica significa “controllo dei popoli”