Già che ci siamo…

Scrivo questo post in seguito alla polemica che Franco Ziliani ha lanciato in merito allo spot del nuovo vino Già di Fontanafredda. Vorrei qui di seguito esporre la mia posizione di produttore di Serralunga d’Alba che si sente preso in causa visti i numerosi commenti scaturiti sul blog vinoalvino.org .

Prima di tutto non sono qua a sindacare sulle decisioni commerciali e vinicole di Fontanafredda; ognuno, a casa propria e nel rispetto della legge, può fare quello che vuole. Ciò non toglie che io possa esprimere la mia opinione.

Il mio pensiero è che lo spot sia bello e funzionerà. Ciò non toglie però che coloro che vivono da tempo nel mondo del vino, e che lo amano, si sarebbero legittimamente aspettati che il nome di Serralunga d’Alba, da sempre così importante, venisse associato a un Barolo e non a un vinot. Io me lo sarei aspettato.

Peccato, perché la politica di Fontanafredda ultimamente mi piace: solforosa bassa nei vini, vetro riciclato, etichette di carta anch’ essa riciclata, ricerca. Il territorio ha bisogno che i grossi produttori portino grandi esempi. E’ vero che le rivoluzioni partono dal basso, ma se arrivassero qualche volta anche dall’alto sarebbero più veloci, indolori, con maggiori benefici per tutti e con meno sacrifici.

In conclusione il video mi è immediatamente piaciuto, ma dopo averlo rivisto due o tre volte e analizzando con attenzione le parole pronunciate dal sig. Marino, ho pensato che se Serralunga è una terra che produce vini speciali, non credo che un vinot possa far parte di quelli.

Ma cos’è un vinot ?

Per i non piemontesi la traduzione letterale di vinot è vinello. E’ un vino leggero  da tutto pasto, parte integrante dell’alimentazione dell’epoca. Prima e subito dopo la guerra mondiale, era bevuto persino in quantità superiori all’acqua. Al giorno d’oggi invece il termine – e il prdotto – vinot viene valutato in maniera dispregiativa: poco corposo, acquoso, lontano dal concetto di standard qualitativo moderno.

Nel commento al post dissi che mio padre e mio nonno, oltre che ai vini classici di Langa, hanno prodotto e venduto molti vinot, e non me ne vergogno: si sono comportati esattamente come tutti i produttori della nostra zona  – e ci tengo a sottolineare la parola tutti.

In quell’epoca infatti, si beveva molto vino in damigiana, perché si lavorava duro e il vino era considerato come un alimento energetico. Date le grandi quantità consumate, non poteva essere troppo pesante ed alcoolico. Le rese in vigna erano altissime, le annate erano spesso fredde e piovose e  era dunque normale produrre vini più semplici, la cui qualità che noi attualmente considereremmo scadente. Normalmente era composto da dolcetto,barbera o da nebbiolo in versione frizzante, quest’ultimo più tipico nel Roero.

A volte proveniva da altre zone d’Italia imprecisate, più o meno legalmente; i vini più ricercati avevano basse acidità che li rendevano più beverini. Vi dico queste cose perché sono produttore da cent’anni e il vino, come parecchi pensano, non è nato negli anni ottanta. Vi dico queste cose perché conosco il mio territorio, nella mia tenuta che si chiama Tenuta Loirano, amministrativamente e ingiustamente per più di metà sotto il comune di Sinio, gli abitanti di Serralunga venivano a mietere il grano a raccogliere uva, si ballava e ci si sposava anche. Il Barolo era sì importante e prestigioso, ma lo bevevano in pochi. Il Barolo di Serralunga sulla piazza dei negociant dell’epoca era riconosciuto il migliore, tanto che non interessava sapere da che crus arrivasse, Serralunga era già garanzia di prestigio. Vi dico queste cose perché si parla molto di ricordare la storia, ma per la storia del  vino di Langa, lo si fa raramente.

Scusate per il post così lungo, ma mi sono sentito in dovere di puntualizzare alcuni concetti storici e vi chiedo e mi chiedo, il futuro della nostra terra sarà dei vinot ?

  • Bravo Enrico! Ma cosa fanno i tuoi colleghi vignaioli di Serralunga d’Alba? Sono in letargo, si godono il week end lungo alle Bahamas o preferiscono, ancora una volta (vedi il silenzio sul Boscareto resort..) tacere? Mah!

  • Giovanni

    Caro Enrico,

    Fontanafredda negli ultimi tempi ha portato qualche novità interessante nel mondo dei vini piemontesi, vedi bottiglie di vetro riciclato e riscoperta dei formati da mezzo litro e litro con i volumi bollati, ma quando ho visto la pubblicità di Già.. mi è venuta in mente solo una cosa: ancora un’altra trovata commerciale di Oscar Farinetti.

  • federico

    Ma certo che no, il futuro non sarà il vinot, e lo sa anche farinetti, proprio lui che a NY spinge il barolo (suo e non), ma forse io sono un bastian contrario, ma con tutta sincerità non vedo il “pericolo” Già. Chi vuol bere bene sa che a Serralunga non si scherza, spot o non spot.
    PS almeno te hai interpretato bene le parole di Felice Marino, al contrario di qualcun’altro sul blog di Ziliani, cosa che ho fatto notare.
    ciao

  • Luigi Olivero

    Caro Enrico, hai fotografato perfettamente la situazione, Serralunga, in questi anni,”che ci azzecca” (come direbbe un noto politico) con lo spot di Fontanafredda? Quelle belle botti in rovere che appaiono nel filmato, dove Già matematicamente non ha avuto tempo di transitare, non sono forse “pubblicità ingannevole? Poi il prezzo! Con quei soldini, io preferisco comprare una bella bottiglia di Langhe Nebbiolo, presso la cantina di seri produtturi di Serralunga o altri paesi nella zona, dove nel bicchiere sento veramente i profumi del frutto della vite e del territorio in cui il vino è stato prodotto!
    Non cè dubbio che il messaggio dello spot è rivolto ad un pubblico che del vino e del suo mondo non ha molta conoscenza, ma se riesce ad avvicinare altri consumatori a questo meraviglioso frutto della terra, tanto di guadagnato per tutti, perchè penso che i nuovi consumatori, dopo il Già, vorranno conoscere i “veri” vini iportanti delle Langhe e Roero!
    Speriamo solo che il buon Oscar (Farinetti) non intenda lanciare sul mercato anche la Pichéta…altra bevanda dei tempi della Malora! Se qualcuno conosce questa squisitezza, caro Enrico descrivila tu che certamente conosci meglio la storia!

  • Riccardo Baltrocco

    Post per niente lungo, anzi molto scorrevole ed interessante.
    Barolo di Serralunga anche a colazione!

  • Ottima puntualizzazione che spero leggeranno in tanti

  • Ciao Enrico,

    Come ben sai ho un orientamento commerciale molto forte, e nella decisione presa da Fontanafredda ritrovo le mie sensazioni che mi fanno leggere un mercato in deciso cambiamento, alla ricerca di vini più beverini, più facili e più leggeri (anche sotto l’aspetto economico!).
    Quello che non condivido è spendere il nome di un Territorio (con la T maiuscola), per promuoverli. Ma sai bene anche tu che al mercato non si comanda! E questo torna ad essere il solito tormentone di noi italiani che a differenza dei cugini francesi non riusciamo a costruirci una immagine di un certo spessore. Pazienza…altra occasione persa!

  • Pingback: Tweets that mention Già che ci siamo… -- Topsy.com()

  • giancarla porello

    scusate………io sono un’ignorante in materia ma non sarà proprio per poter avvicinare un’altro mercato più giovane,e a parer mio più consumista anche a fronte della riduzione del tasso alcolemico………perchè anche se è vitot ha un nome di gran prestigio e poi il lungimirante Farinetti che dell’eccellenza piemontese ha fatto la sua bandiera farà di questo vinot un buon bere di qualità anche per chi non è un intenditore come tutti voi perchè il mondo è anche fatto di gente come me che non è un’esperta di vini e credetemi il mondo ne è pieno ………giancarla porello

  • Non so, da produttore del Monferrato, se questo atteggiamento in questo momento sarà veramente uno sfregio all’opera d’arte qual’è Serralunga D’Alba ed i suoi grandi vini, oppure se è uno sconto forte per invogliare l’accesso al tempio sacro del Barolo un pubblico che non conoscendo “il vino”, senza le condizioni economiche non lo avrebbe mai assaggiato. Non so se la capacità di generare attenzione verso una macchina anche turistica non possa portare un flusso di persone che partendo da quel vino e dalla voglia di visitare fontanafredda già che c’è magari non faccia un giro in langa.
    Proprio non lo so, ma non lo escluderei: non è un vino in brik e non è manco stato proposto nei 75 cl.
    Con questo non dico che abbia fatto bene, ma concedo il beneficio del dubbio. Credo che tutti i grandi del vino, e con essi anche i conoscitori assaggeranno il già e lo commentaranno, non credo che smetteranno però di comprare e bere i grandi baroli.
    Non lo so, ne parliamo tra un anno.
    Buone feste
    Tom

  • Giancarla, grazie per essere intervenuta. Se leggi bene il mio post, non è critico nei confronti di Fontanafredda, semplicemente la parola Serralunga e vinot hanno significati che vanno precisati. Il vino è fatto per tutti, ma ci sono dei vini più complicati, legati al territorio, a decisioni giornaliere, ad interpretazioni delle condizioni climatiche, che col mio blog cerco di spiegare. Cerco di rendere partecipe del processo produttivo chi non sa cosa sia. Credo che, anche a coloro che si considerano non esperti di vino, possa interessare come e perché quel vino sia stato fatto.

  • Cecilia

    “Vi dico queste cose perché sono produttore da cent’anni”
    …wow, nelle foto sembri molto più giovane, complimenti, li porti benissimo!
    Scherzi a parte, bravo, hai fatto bene a scrivere, abbiamo lo strumento dei blog per far sentire la nostra voce. Spero di assaggiare il tuo vino al più presto.
    Cecilia

  • Quando si dice un’ottima comunicazione a supporto del prodotto.
    Come progetto e-commerce, vorremmo dire la nostra: il pubblico che ci segue, è costituito da giovani che usano molto il web per fare le loro ricerche e i loro acquisti online.
    Sul nostro portale: http://www.ilvinauta.it speriamo di poter proporre presto vini come Già, così come tutti quei vini che vengono prodotti partendo da idee nuove.
    Riteniamo che in Italia occorre che i Produttori facciano un “salto in avanti” e noi del Vinauta vediamo Già un vino di successo, un vino del futuro. Diciamo questo perché sappiamo che c’è un folto pubblico di giovani che vuole avvicinarsi al mondo del Gusto e del buon vino, stanchi delle solite standardizzate bevande.
    Per loro, poi, arriverà anche la parte più “matura” quella che li porterà a conoscere le altre nostre eccellenze, famose nel mondo. Sei Già il benvenuto.

  • Luigi Olivero

    A bòce fërme, come si dice in piemontese, ciòe dopo aver Già assaggiaro il Gà! La mia personale impressione riguardo questo vino è che ancora una volta Oscar Farinetti abbia fatto centro. Non così con la pubblicita! Già è un vino che ad un assaggio attento riserva un piacevole olfatto, spicca il dolcetto fresco, franco e intenso, in bocca chiaramente ha i suoi limiti, del resto da un “vinot” non si può aspettare di più. Poco corposo, sapore comunque piacevole, e abbastanza persistente. Il fatto che abbia pochi gradi non è detto che sia un bene per l’effetto etilometro, almeno per chi è abituato a vini più strutturati, infatti “va giù” con molta facilità, e si corre il rischio, complice la bottiglia da un litro di esagerare!
    Riguardo alla pubblicità, pensate che effetto per il territorio se venisse aggiunta una frase simile: A Serralunga, oltre grandissimi Barolo, si produce anche …Ecc. Ecc. Sarebbe il classico”prendere due piccioni con una fava!

  • dionisio

    Gentilissimo Enrico,
    premetto di essere un “talebano fondamentalista” del vino e vorrei capire perchè si continua a parlare di un vino che non dovrebbe esistere per rispetto al territorio e alla tradizione di secoli dove il vino deve prendersi i suoi tempi rispettandola natura.
    Farinetti ci “consiglia” sempre di mangiare la frutta e la verdura di stagione poi ci propina un vino “primizia” ottenuto grazie a filtri farmaceutici e sicuramente con osmosi inversa o salassi vari. Io bado al sodo, per fortuna sono un sommelier di strada, ho bevuto vino molto buoni ma soprattutto ho scoperto (hobby che dovrebbero avere tutti gli enofili) vini sconosciuti che a volte erano imbevibili, altri indimenticabili. Questa è la vera ricerca.
    Pregevole l’utilizzo da parte di Fontanafredda di etichette in carta reciclata e vetro reciclato,
    il problema, a mio avviso, è il preoccuparsi troppo del “packaging” e poco del prodotto.
    Etichette e vetro non si bevono, mi emoziana molto di più il vino.
    Sono un integralista, amante dell’essenziale non del superfluo.
    Grazie per l’attenzione e complimenti per i suoi vini sempre che rispettano e sono figli del territorio che rappresentano.

    Cordialmente, Dionisio.

  • federico

    Si vocifera di un “documento” redatto dai produttori di barolo (e non) che “replica” a questo spot, dobbiamo aspettare oppure…
    ciao

  • Io non sono a conoscenza del documento. Se i produttori si mobilitano per questo spot, credo si debbano muovere giornalmente per affronti ben peggiori!

  • dionisio

    Gentilissimo Enrico,
    Mi aspettavo da parte sua un commento al mio post…
    Cordialmente, Dionisio

  • Caro Dionisio, la commento volentieri. Come ci sono persone che, come lei, si definiscono talebani fondamentalisti, ce ne sono altri che sono all’opposto e seguono esattamante cosa il mercato richiede.
    Il vino che piace a me è il vino di terroir, ma sono consapevole che il vino sia per tutti e che quando si parla di prezzo e quantità, il concetto di territorio è più difficile da rispettare. Per ciò che concerne la tecnologia di cantina, mi sono espresso più volte e credo ci sia tecnologia buona e tecnologia cattiva. La seconda è più semplice ed immediata e la si applica per risolvere facilmente ogni tipo di problema, ma snatura il vino conciandolo. Per ciò che concerne Farinetti, ci sono delle domande a cui non posso rispondere, andrebbero fatte a lui, Buon Natale!

  • dionisio

    Gentilissimo Enrico,
    La ringrazio per il suo commento, spero di non essere stato frainteso nel definirmi “talebano
    fondamentalista”, voleva solo essere una marcatura di quello che tutti dovrebbero cercare in un vino: storia,uva, terroir, uomo. Il vino si beve e si apprezza meglio quando si conoscono tutti questi fattori che sono determinanti, a mio avviso.
    Per quanto riguarda Farinetti, non volevo fare un “processo” all’uomo, ma soltanto alla sua filosofia. “Seguire sempre le stagioni”. Forse nel vino non funziona così, almeno per quello che riguarda le tempistiche per ottenere un ottimo prodotto che di conseguenza verrà anche apprezzato dal mercato.
    Buon Natale anche a lei e famiglia.

    Cordialmente, Dionisio

  • Storia, uva, terroir, uomo, non c’è niente d’aggiungere, sono d’accordissimo!

  • federico

    Ziliani annuncia, per venerdì, una “presa di posizione” dei barolisti. Mi sembra il teatro dell’assurdo. Ciao
    Buone feste.