Damigiane, arrivederci !

66, 12 e 54 sono i numeri a cui penso quando vedo la damigiana: 66 Kg il peso lordo, 12 Kg la tara e 54 Kg il netto. Quando ero piccolo mio padre me lo faceva scrivere centinaia di volte sui collarini rosa, da apporre ai contenitori dopo essere stati riempiti. Oggi la damigiana, per effetto delle nuove regolamentazioni, per la scomodità e fragilità, è sempre meno diffusa.
Che bella la damigiana! Un contenitore di vetro ovale rivestito di corda di paglia utilizzato per trasportare il vino sfuso. Le damigiane si consegnavano a casa delle persone, si trasportavano nelle cantine piu’ scomode e Dio solo sa quanti fisioterapisti ha arricchito! Il cliente con la dovuta calma si riempiva le bottglie con un piccolo tubo di gomma, le tappava e si faceva la scorta consumandole nei mesi successivi. Le damigiane svuotate venivano rese, riportate a casa, lavate e di nuovo riempite; così s’innescava nuovamente il ciclo. A me piaceva molto mettere l’olio: una volta riempita, si metteva un bicchierino di olio di vaselina nel collo della damigiana, per garantire la conservazione ed evitare il contatto tra ossigeno e vino. L’olio rimaneva sempre a galla e veniva puntualmente aspirato prima di svuotare il contenitore.
Romantica, la damigiana. Mi fa ricordare di quando ero bambino. Di fatto,  la damigiana è il simbolo di cio’ che ho sempre voluto combattere, l’ opposto di quello che sto facendo adesso; ma non lo rimpiango, mi ha insegnato il valore della fatica e mi ha fatto capire qual era la considerazione che, nel passato, si aveva del vino.  E’ una lezione, questa,  che dovrebbero ripassare alcuni “poeti del vino”, o autodefinitisi tali.