Mafia e vino

Roberto Saviano qualche mese fa nella trasmissione televisiva record di ascolti vieni via con me, ha affrontato argomenti delicati, in particolare uno, che tocca da vicino noi produttori di vino. Saviano dice che il settore in cui la mafia predilige reinvestire il denaro sporco, sono i ristoranti e gli alberghi. Se ci pensiamo bene, sono esattamente i nostri clienti principali, che serviamo direttamente o indirettamente tramite importatori, agenti e distributori. Cari produttori di vino, io mi sono fatto qualche domanda: vendere vino a questi ristoranti apparentemente normali, col dubbio che ci paghino con soldi reciclati è come comprare un giubbotto rubato? Se da domani la mafia non esistesse per magia, metà del nostro fatturato sarebbe dimezzato? O forse è meglio seguire il famoso detto latino pecunia non olet E chi se ne frega?

Certamente non è affar nostro andare a chiedere da dove provengono i soldi di attività altrui. In modo particolare in questo momento delicato del mercato mondiale, dove gli acquisti e i pagamenti sono tutt’altro che semplici.

Il pensiero, forse esageratamente etico, resta e mi rattrista: l’economia mondiale è fortemente influenzata da capitali provenienti da attività poco chiare o illecite e tutti noi, che ci piaccia o no, ne siamo direttamente o indirettamente coinvolti. Che ne pensate?