Vinitaly, fiera o sagra?

La tanto attesa settimana della grande fiera vinicola di Verona è finalmente arrivata; la maggior parte dei produttori di vino della penisola assieme ad operatori italiani ed esteri, appassionati e curiosi, si stanno spostando nella bellissima città veneta per assaggiare gli innumerevoli vini che l’Italia produce. A questa fiera ho partecipato per dieci anni di fila, un appuntamento fisso, irrinunciabile; in questo periodo le domande  “ci vediamo al Vinitaly?”, ” Ci sei al Vinitaly?” sono all’ordine del giorno. Da circa tre anni la mia risposta è ” no, non parteciperò, ma magari faccio un salto, un giorno solo però”.

Ultimamente non si capisce più sia una fiera dedicata a noi produttori o se sia una sagra per i “bevitori della domenica”, questi ultimi si sono ormai impossessati, anche del sabato e parte del venerdì.  Se ci immedesimiamo in un importatore proveniente dal Nord Europa, dagli USA oppure dall’Asia, che giunge al Vinitaly per trovare un futuro partner commerciale, ci dovremo scontrare con frequenti disagi: code e traffico snervante per raggiungere la fiera, assenza di mezzi pubblici, parcheggi vergognosi, oltre che slalomeggiare tra i barcollanti visitatori che hanno alzato un pò troppo il gomito. Con questo non voglio disprezzare la categoria dei consumatori più semplici, anche loro fanno parte del mondo del vino, ma vorrei che si dividessero bene i ruoli, anche per rispetto di coloro che vengono a Verona per lavoro e non per festa.

Ci dimentichiamo quindi che l’essenza della fiera è fare businness, presentando seriamente i nostri vini a coloro che vogliono diventare i nostri rappresentanti, i veri missionari dei prodotti italiani nel mondo, sarebbe bene perciò dare loro la priorità.

I cinque giorni di fiera sono eterni, degno di nota particolare è il lunedì, il giorno della maleducazione, dove già a mezzogiorno, gli espositori se ne vanno, senza rispetto per coloro che hanno pagato il salatissimo biglietto.

Nella fiera hanno sempre attratto la mia attenzione i politici, se ne vedono molti sfilare tra gli stand, odioso il loro comportamento da campagna elettorale, si compiacciono stringendo mani a destra e sinistra, come se volessero dire ” produttori, se siete qui è anche grazie a noi”. La professionalità, i servizi e la gestione del mondo vino in Italia infatti, sono degni della nostra obsoleta classe politica.

Ci sono stand maestosi, bellissimi, anche su due piani, alcuni sono dotati di cucine interne, pronte a sfornare piatti prelibati per i visitatori sul modello delle feste di paese. Altri stand invece sono riservati e blindati e ci si può accedere solo con un invito.

Nei padiglioni è facile intravedere personaggi dello spettacolo e dello sport, tutti vogliono esserci, tutti amano il vino, ma pochi cercano di comprenderlo.

Non è comunque tutto così negativo, se non ci siete mai andati è di certo un’esperienza, potete assaggiare vini di tutta Italia e farvi un’idea della complessità e della varietà della produzione vinicola della nostra penisola.

Questa settimana andrò in Francia, tradirò l’Italia e il Vinitaly per andare ad assaggiare per la mia prima volta i Bordeaux en primeur, nonostante ciò, il solito salto a Verona ho intenzione di farlo, magari come bevitore della domenica… La verità è che, nonostante odi questa fiera, un pò mi manca sempre.