Il Bordeaux visto dagli occhi di un langhetto

L’ultima volta che ci sono stato, era nel 1998 durante lo stage che avevo effettuato presso una cantina nel Pomerol, grazie al gemellagio tra la scuola enologica di Alba e quella bordolese. Dopo tredici anni ci ritorno, in occasione delle degustazioni en primeur 2010, invitato grazie all’aiuto del mio ex compagno di scuola, nonché wine merchant dei grandi vini di Francia, Paolo Repetto dell’azienda Vinifera. Affronto questa trasferta con la serenità sbarazzina del turista, la mia mente è libera ed è pronta ad assorbire la cultura francese del vino.

Durante il lungo viaggio che mi ha visto fare tappa a Dijon, cerco di liberarmi dei pregiudizi e dei luoghi comuni che caratterizzano i discorsi di quando si parla della Francia del vino: “…dobbiamo imparare molto dai francesi”, “…comunque i nostri vini sono più buoni”,” …ehh loro si sanno vendere meglio”, “…loro vendono bene il fumo”.

Non sarò quindi, a parlarvi di tecnicismi dei vini di Bordeaux, ma cercherò di portarvi la mia esperienza di produttore di vino, che per una volta tanto non viaggia per promuovere i propri vini, ma per piacere di conoscere l’altrui cultura.

Abituato alla Langa, il paesaggio che si vede a Bordeaux non è esaltante, pianure si alternano a bassipiani, la Garonne e la Dordogne sono fiumi fangosi che non mi entusiasmano troppo. D’altra parte vengo attratto dall’estrema cura con la quale i vigneti sono lavorati, le case padronali sono maestose e non a caso vengono chiamate chateau. Un altro particolare che mi affascina è il cailloux, sono pietre o ghiaia, che caratterizzano i diversi terreni della zona, mischiati ad argille o a sabbie. E’ proprio la presenza di questi sassi che definisce la particolarità e la differenza di finezza delle varie vigne site in Medoc, Pomerol e Saint-Emilion.

I video che trovate in questo post, hanno lo scopo di trasmettervi le mie impressioni a caldo sulle degustazioni dei Pauillac, Saint Emilion, Margaux, Saint Julien, Saint Estephe organizzate presso un famoso negociant di Bordeaux e negli chateau,che per l’occasione hanno aperto le loro cantine agli operatori del settore di tutto il mondo.

L’apice della mia visita è stato toccato durante il tour a Chateau Margaux, una delle cantine più pregiate e antiche di Francia. Gentile e disponibile, Monsieur Aurelien Valence direttore commerciale dell’azienda, accompagna me ed il mio amico Paolo nella barricaia e ci fa assaggiare il Pavillon blanc, un sauvignon di eccezionale finezza e mineralità. In seguito degustiamo il primo e il secondo vino rosso, entrambi classici tagli bordolesi con forte presenza di cabernet sauvignon. Nonostante vengano presentati come vini giovanissimi e ancora molto chiusi, io li trovo già piacevoli e bevibili. Ammetto però i miei limiti, in quanto è la prima volta che mi capita di assaggiare così tanti Bordeaux in così pochi giorni.

Alla fine del mio tour educativo cerco di tirare alcune conclusioni generali sulla concezione del vino in Francia e in Italia. Posso asserire con sicurezza che la differenza sostanziale tra questi due Paesi del vino, non è nella qualità dei vini, tantomeno nella capacità dei singoli vigneron. Credo che la distinzione sia culturale, i francesi infatti, hanno la consapevolezza e la convinzione che il loro vino sia IL VINO. Si scherza e si ride, ma quando si parla di vino il tono della conversazione cambia diventa solenne, che il vino sia un Lafite o sia un semplice Languedoc-Roussillon. Questo sentimento nasce e viene alimentato nei giovani, nelle scuole, questa è la cultura vinicola che a noi manca.

D’altra parte però, ho notato che agli occhi dei francesi, non siamo più i cugini sfigati che non potranno mai competere con la grandeaur del vino francese, ma ci guardano con timore e rispetto. Tutto ciò dovuto, soprattutto, a come siamo riusciti ad imporci, sottraendo ai nostri cugini d’oltralpe, una buona fetta del mercato vinicolo mondiale, nonostante la crisi.

Esorto quindi i produttori italiani: andate a visitare le zone vinicole francesi, ci sono molte cose da imparare, ma anche voi, cugini francesi, venite a visitarci, abbiamo sorprese interessanti da farvi provare.

  • Carissimo Omonimo,
    ci sono un bel pò di verità in quello che dici. Di fondo cmq condivido uno STILE diverso tra noi Cisalpini e loro Transalpini. Innanzitutto loro fanno o cercano di fare MASSA, si uniscono per promuoversi meglio e per superare l’enorme barriera che la frammentazione aziendale nel nostro settore pone. Noi invece cerchiamo sempre di isolarci per qunato possibile e di tagliare le gomme al nostro vicino di casa perchè faccia più fatica a girare. Hai visto ben anche tu che difficle che è la nostra piccola avventura consortile, ma quanti risultati potrebbe dare se riusciremo ad estenderla ed integrarla sempre di più!
    Poi c’è uno STILE diverso nel fare e nel presentare il nostro vino. Hai ragione, loro cercano di trasmettere la Grandeur anche nel loro operare quotidiano, e glielo insegnano a fare già da piccolini. Noi invece voliamo troppo bassi e abbiamo spesso paura di prenderci quel posto che credo ci spetti! E purtroppo questo non avviene solo nel nostro settore!
    Per fortuna però siamo fortissimi nel fare, e stiamo finalmente iniziando a far fruttare quella varietà inesauribile di vitigni e territori che nel corso della storia abbiamo saputo coltivare e sviluppare. D’altronde dovremmo sempre ricordarci che l’ENOTRIA siamo noi da sempre, e che altre non ce ne sono, sono arrivate dopo……..con il cristianesimo……e l’Impero Romano.
    In più siamo decisamente più convenienti di loro: io non credo ci inizino a guardare solo con rispetto, forse iniziano anche ad avere un pò di PAURA………
    PS: un bel brindisi a Prosecco!

  • Enrico, le tue analisi e il modo di scrivere mi piace moltissimo, devi aprire un blog te l’ho già detto mille volte, altrimenti sarò costretto ad aprirti una rubrica nel mio. You are welcome my friend!

  • Paolo

    Sono d’accordo al 100% sia con Enrico 1 che con Enrico 2. E’ vero, a comunicare i francesi sono un pezzo più avanti di noi, andare a Bordeaux incute un certo timore reverenziale, la strada degli Chateau è impressionante e non è difficile capire perchè al momento i mercati asiatici siano filo-francesi. Ma anche io credo che il mondo del vino francese inizi a guardarci con più rispetto e timore. Non vedo l’ora che vi facciate valere a tal punto da vendere i primeur dei VOSTRI vini!!!