Nonno Sergio ricorda – seconda parte

I discorsi che mio papà faceva con i suoi collaboratori nella cucina, che fungeva un po’ per tutto, dov’erano sempre presenti pagnotte e l’immancabile bottiglione di vino, avevano per tema principale i lavori da fare, ma poi si scivolava puntualmente in episodi della guerra appena finita che aveva coinvolto tutte le famiglie in modo tragico. Partigiani, repubblicani, fascisti, nazisti, tedeschi, reduci dall’Albania, dalla Russia, dalla Grecia. Si parlava di morti, fucilazioni, rappresaglie.

Durante le feste si assisteva alle grandi sfide a palla-pugno con la pantalera. Giovani e meno giovani arrivavano dalle cascine di Sinio, Serralunga d’Alba, Roddino, Diano, Rodello, Monforte. Il tutto finiva sempre con grandi mangiate, bevute e canti popolari.

Non si dimentichi che a quel tempo il bene primario era mangiare e bere. I contadini allora ripetevano sempre “Fortunato chi va a dormire con lo stomaco pieno perché con lo stomaco vuoto non si riesce a dormire e se non si dorme si pensa ai torti della guerra”.

Nel mese di luglio confluivano nella nostra azienda decine di contadini per la mietitura e la battitura di grano e mais, per arrivare sino alla vendemmia autunnale. Il tutto allietato con piatti di salami, tome, conigli, polli alla cacciatora, bolliti fumanti con insalate e salse, innaffiati da vini custoditi per queste occasioni. Di tutto ciò non si comprava nulla: tutto era prodotto in azienda.