#barbera2, Bravi!

Ne hanno parlato tutti molto bene ed io non posso fare altro che fare la stessa cosa.

Le Barbera in degustazione a #Barbera2

All’inizio ero perplesso, ma avevo sottovalutato l’organizzazione di Monica Piscella e l’one man show Gianluca Morino di Cascina Garitina. Ambiente sobrio, essenziale, simpatico, educativo dove al centro di questa tavolata rettangolare c’erano i protagonisti, coloro che per diritto lo devono essere, cioè i produttori. Come dice l’amica russa Irina Ambrosino, c’era dell’energia positva a quel tavolo, erano tutti amici, uniti forse senza sapere perché lo fossero, ma lo erano e di questi tempi essere compatti aiuta molto.

Gianluca Morino

Visto che di twitter mi piace questo suo essere sintetico, cercherò di esserlo anche io in questo post, descrivendovi le positività e le perplessità di questo evento.Tra i  moltissimi lati positivi ci sono la grande apertura mentale degli invitati, che grazie allo strumento riescono a bypassare gli stupidi eventuali conflitti campanilistici geografici e di vitigno, l’energia del gruppo è contagiosa e virale, molto positiva nel caso in cui si debbano trasmettere messaggi importanti, dinamicità e reattività. Un aspetto simpatico, ma che mi ha fatto sentire un pò stupido e vecchio, è il fatto che twittassimo tra di noi anche se magari eravamo vicini di sedia, un assurdità per colui che ha vissuto la gioventù nelle cabine telefoniche.

Twittando con i vicini di "banco"

Lati negativi si può dire non ce ne siano a parte le twitterate ossessionate da parte di qualcuno, che secondo me scriveva messaggi pure dal bagno…

I vini che mi sono piaciuti di più sono stati tre: il Nizza di Cascina Garitina col suo bel frutto e piacevole morbidezza, la nebbioleggiante vigna delle Fate di Varaldo e per ciò che concerne gli americani, Muscardini Cellars è stato il più equilibrato. Aggiungerei anche il Sebrì di Cascina Gilli per la sua sorprendente nota erbacea.

Tavolata di Barbera

Quali le perplessità? L’unica cosa che potrebbe limitare la crescita del gruppo, potrebbe essere l’eccessivo buonismo, cioè non tutti sono del mestiere, quindi i giudizi sui vini sono sempre positivi, tutti sono bravi. Credo questo possa essere a lungo termine, un limite.

Una domanda che sorge spontanea è, ma dov’è il businness? Qualcuno ci guadagna o ci guadagnerà? I twitteristi e blogger con cosa vivono? Oppure è semplicemente un hobby per appassionati?  Questa domanda se la pone anche Enofaber, leggete il suo intelligente post e fatemi sapere cosa ne pensate.

La cosa che mi ha fatto riflettere di più, è pensare di organizzare una cosa del genere nella mia zona, l’area del grande Barolo. Molto difficile e complicato, la ricchezza porta a gelosie e  impigrisce, si sottovalutano strumenti, che stanno cambiando il mondo. Per una volta tanto i nostri cugini astigiani ci hanno superato in elasticità mentale!