Banderole polacche

La Polonia è rimasta l’unica nazione europea a mantenere l’obbligo di esporre sulle bottiglie importate, il contrassegno di Stato. Burocrazia  che per noi medio-piccoli produttori, è un lavoro sicuramente antipatico e noioso, perché interamente fatto a mano. Il vino che entra in Polonia, al di sopra dei 100 litri, deve avere questi contrassegni posti ad L sulla chiusura della bottiglia; l’importatore avente la licenza li richiede alle autorità polacche, le invia al produttore che le applica, dopodiché la merce può entrare legalmente in Polonia per essere commercializzata. Gli esercizi commerciali che vengono trovati con bottiglie senza fascetta, incorrono a multe salatissime.

L’esigenza di appiccicare le banderole polacche, mi fa tornare indietro di parecchi anni, quando tutte le etichette delle bottiglie venivano applicate a mano prima che, negli anni settanta, le machine si diffondessero e sostituissero la manodopera. L’atmosfera era bella, perché si era in tanti e tra una pennellata di colla e un’altra si chiacchierava, si discuteva, si scherzava, era un momento dove si socializzava. Il rito prevedeva che prima di iniziare si preparesse un vetro, dove si spalmava la colla, precedentemente preparata mischiando acqua ad una polverina bianca. I ruoli erano diversi: c’era colui che riponeva le etichette sul vetro e colui che faceva passare la carta da giornale sulle etichette appena appoggiate, comprimendole sul vetro in modo tale che si impregnassero al meglio. Infine le etichette andavano messe sulla bottiglia con tecniche diverse, chi teneva la bottiglia appoggiata alla pancia in posizione dritta o capovolta e qui, le controversie con mio padre, già si facevano simpaticamente sentire…