La Polonia dei gentiluomini

Sono appena tornato da Varsavia, dove mi sono recato per partecipare alla più importante manifestazione vinicola polacca, il Grand Prix Magazyn Wino, organizzata dall’omonima rivista. Nei giorni successivi vi mostrerò, foto e impressioni sulla degustazione, ma prima vorrei farvi leggere la mia lettera inviata al giornalista Franco Ziliani, che qualche mese fa, mi chiese alcuni pareri sulla Polonia e relativo mercato.

Franco Ziliani and Enrico Rivetto at the Grand Prix Tasting Mag Wino in Warszawa

Caro Franco,

sono felice che una volta tanto si parli di Polonia e soprattutto della Polonia del vino, una nazione che nei trascorsi decenni è sempre stata sfruttata, oppressa e sottovalutata.

E’ dal 1999 che frequento questo mercato e vi posso confermare, che il salto quanti-qualitativo della percezione del vino italiano in Polonia è stato enorme. Sono trascorsi appena 12 anni, ma per la nuova Polonia rappresentano un’eternità. Il numero degli importatori di alcoolici è cresciuto a dismisura; in modo particolare dopo l’entrata in EU, la domanda interna è aumentata, i negozi di alcoolici “real socialisti”, sono stati sostituiti da wine bar ed enoteche moderne, mentre i “velenosi” vini bulgari voluti dal comunismo, lasciano spazio a migliori prodotti del nostro Paese. Gli irriducibili fan della vodka si stanno pian piano convertendo, diventando convinti wine lover; il vero merito di questa rivoluzione vinicola è unicamente del popolo polacco. Non è causa nostra, ma è colpa dei polacchi, proprio loro, che con la loro discrezione, curiosità silenziosa e con la voglia di riscattare un passato recente, che non li rappresenta, si sono tuffati con anima e corpo nell’appassionante cultura vinicola italiana. Dopo gli anni bui che hanno preceduto il 1989, i polacchi hanno iniziato a viaggiare verso l’Italia, conoscendone le meraviglie. Il nostro Paese attraverso il vino li ha fatti innamorare e ha scaldato i loro animi timidi e generosi. I polacchi dentro ad un sorso di buon vino rosso italico, rivedono i monumenti, le giornate soleggiate, i profumi, i gusti e la gente sorridente, tutto ciò contribuisce a farli sognare, durante i lunghi inverni, cancellando virtualmente le brutture estetiche ereditate dal triste passato.

Non vi parlo di vino, ma vi parlo dei polacchi e della loro storia, perché solo così si può capire perché questa nazione sarà per noi produttori italiani un mercato in costante crescita, fedele, che ci darà delle grandi soddisfazioni.

Main square in Krakow

Potrei fare decine di esempi del legame storico-culturale tra Italia e Polonia a partire dalla mecenate Bona Sforza, che portò artisti italiani nella sua corte di Cracovia, ai polacchi che aiutarono la resistenza a Montecassino nella seconda guerra mondiale, al più recente Papa Giovanni Paolo II, ma soprattutto il nostro legame inscindibile è nascosto nei nostri inni nazionali: in quello italiano nell’ultima strofa, che nessuno ricorda, c’è il riferimento alla Polonia(…Il sangue d’Italia, Il sangue Polacco, Bevé, col cosacco…),  e in quello polacco, scritto da Wybicki nel 1797 a Reggio Emilia, viene nominata la terra italiana(…Marcia, marcia Dabrowski dalla terra italiana alla Polonia…) Dopo alcune considerazioni storiche vorrei tornare al presente, la Polonia ha una classe giornalistica vinicola giovane, appassionata, educata e preparata, tutto ciò non fa altro che aiutare la divulgazione sana della cultura enoica nell’intero Paese. I commercianti di vino sono abbastanza rispettosi gli uni degli altri e danno l’impressione, nonostante la recente crisi, di lavorare in un mercato serio e in salute.

Mikolaj Kopernik

In conclusione:

Il vino, che per noi italiani, è cultura, trova terreno fertile nella nuova, colta e motivata Polonia in cerca di riscatto, una Polonia che ci ama e ci vuole, non deludiamola!

  • Andrzej Szadkowski

    Grazie tante per il suo commento. Mi sono permesso di citarlo sul mio sito: consulenza.atranspl.com
    Migliori saluti
    Andrzej Szadkowski Polonia