Non ci saranno più i guru del vino

Così dice Robert Parker in una sua intervista rilasciata da Hong Kong ad Harpers:

He doubted there would be any single person that would be seen to have as much influence on the wine world in the future due to the internet. There could be individuals who are seen as the expert for a particular country, but the “perfect storm” that heralded his rise to global influence, namely no internet or international wine critics, would not be seen again.

In questa sua affermazione sembra pecchi un pò di presunzione, in realtà analizzando oggettivamente le cose concordo appieno con lui.

Wine Advocate e Wine Spectator sono le uniche due riviste, che hanno ancora una reale influenza sulle vendite mondiali; per il resto si possono trovare ottime pubblicazioni, che però hanno una forte specificità territoriale. La crisi e l’avvento prepotente dell’web, hanno fatto perdere potere a riviste come il Gambero Rosso, che fino ad una decina di anni fa, con l’assegnazione dei bicchieri, poteva determinare la fortuna di un produttore, piuttosto che un altro.

Credo che l’web diventerà sempre più importante soprattutto per far sì che le persone, anche quelle meno competenti, possano farsi un’idea su un determinato prodotto. Vi faccio un esempio che non c’entra nulla col vino: una tempo per valutare la validità di un hotel si compravano le guide, ora la prima cosa che si fa è andare su booking e leggere i commenti dei clienti che vi hanno già pernottato e relativa votazione finale. Se applichiamo questo metro di giudizio, il vino si semplificherà, un pò si appiattirà, avvicinandosi sempre di più al palato anche meno esperto. Forse è giusto così, il vino è per tutti e deve essere apprezzato da tutti, ma dova andrà a finire il tanto blasonato terroir? Il gusto del consumatore vincerà sulla territorialità? Oppure sarà un mix dei due? Secondo me ci sarà una spaccatura netta tra i vini di largo consumo più approcciabili da tutti ed i vini ad edizione limitata, non raggiungibili dalla massa per prezzo e gusto, il comune denominatore sarà e dovrà essere la sostenibilità.

Credo che non ci saranno più esperti globali di vino, ma tanti bravi e competenti appassionati specialisti di particolari zone viticole mondiali. A quelli invece che pensano che i vini non debbano essere giudicati con punteggi, sono in disaccordo. Le classifiche sono appassionanti competitive, emozionanti anche se a volte ingiuste, l’idea del politically correct, che siamo tutti bravi e belli non mi è mai piaciuta.

Sono convinto che internet darà la possibilità ai produttori di spiegarsi, di far capire meglio il proprio vino, com’è fatto, da dove viene e perché viene prodotto. Il vignaiolo avrà la possibilità di comunicare direttamente con il mondo, smentendo o concordando opinioni e interpretazioni dei cosiddetti guru.

Il vino è come la musica, tutti sono in grado di ascoltarla, ma non tutti riescono ad apprezzare tutti i generi e non tutti posseggono una sufficiente cultura musicale, però una cosa è certa: chiunque è in grado di valutare se una canzone semplicemente ci piace, oppure no.