In Italia si beve sempre più italiano, ma chi ci paga?

Questa mattina ho bisogno di una bella pastiglia contro il mal di testa: è la prima reazione normale al ritorno da 2 giorni di Vinitaly. Ormai sono più di 10 anni che ci vado e ogni anno è la stessa storia: traffico, stress, appuntamenti non rispettati, estenuanti code in entrata e in uscita dalla città, attese di ore ad ogni ristorante, per non parlare dell’ inutilità assoluta della Domenica e del Lunedì. Come ogni anno i giornali dedicano ampio spazio al trionfo di questa manifestazione e le analisi sul mercato del vino si sprecano. In Italia si beve meno vino estero e sempre più italiano,vengono apprezzati i vitigni autoctoni, la voce vino è una parte importante nel bilancio del nostro Paese, ma nessuno parla del problema concreto che i produttori di vino hanno in Italia e che devono affrontare giornalmente, cioè gli incassi. In Italia è difficile farsi pagare dai ristoranti entro i 180 giorni, tempi che in alcuni stati nel mondo sono fuori legge e per cui i trasgressori sono messi in un libro nero a disposizione del pubblico. Gli esercenti sono tutelati dalla legge che non punisce gli inadempienti  e soprattutto nessun produttore si sognerebbe di fare cause per importi piccoli; costerebbe più l’avvocato che il recupero. Ma adesso è arrivata la crisi  ed è la giustificazione per tutti i ritardi di pagamento. Ovviamente non faccio di ogni erba un fascio, ma il problema esiste e tocca quasi tutte le aziende che operano in Italia.
La prossima volta che andrete nel ristorante sotto casa ,mangiate e bevete a più non posso e poi quando vi si presenterà il conto rispondete: ”abbia pazienza, c’è la crisi ma non si preoccupi. Passerò ,forse ,tra qualche mese e saldero’ il tutto…”