In Italia si beve sempre più italiano, ma chi ci paga?

Questa mattina ho bisogno di una bella pastiglia contro il mal di testa: è la prima reazione normale al ritorno da 2 giorni di Vinitaly. Ormai sono più di 10 anni che ci vado e ogni anno è la stessa storia: traffico, stress, appuntamenti non rispettati, estenuanti code in entrata e in uscita dalla città, attese di ore ad ogni ristorante, per non parlare dell’ inutilità assoluta della Domenica e del Lunedì. Come ogni anno i giornali dedicano ampio spazio al trionfo di questa manifestazione e le analisi sul mercato del vino si sprecano. In Italia si beve meno vino estero e sempre più italiano,vengono apprezzati i vitigni autoctoni, la voce vino è una parte importante nel bilancio del nostro Paese, ma nessuno parla del problema concreto che i produttori di vino hanno in Italia e che devono affrontare giornalmente, cioè gli incassi. In Italia è difficile farsi pagare dai ristoranti entro i 180 giorni, tempi che in alcuni stati nel mondo sono fuori legge e per cui i trasgressori sono messi in un libro nero a disposizione del pubblico. Gli esercenti sono tutelati dalla legge che non punisce gli inadempienti  e soprattutto nessun produttore si sognerebbe di fare cause per importi piccoli; costerebbe più l’avvocato che il recupero. Ma adesso è arrivata la crisi  ed è la giustificazione per tutti i ritardi di pagamento. Ovviamente non faccio di ogni erba un fascio, ma il problema esiste e tocca quasi tutte le aziende che operano in Italia.
La prossima volta che andrete nel ristorante sotto casa ,mangiate e bevete a più non posso e poi quando vi si presenterà il conto rispondete: ”abbia pazienza, c’è la crisi ma non si preoccupi. Passerò ,forse ,tra qualche mese e saldero’ il tutto…”

  • Unisco la mia voce al giusto post di Enrico, dato che è un problema che mi tocca direttamente e coinvolge anche i miei clienti, che sono i produttori. Purtroppo è un problema di cui non si parla mai ma che è diventato una questione cruciale nella gestione della nostra attività, con inevitabili risvolti economici negativi in termini di redditività, dato che inseguire gli incassi costa tempo e denaro (e può capitare che nonostante tutto i soldi non si prensano comunque). Capisco che sia legittimo dare credito ad un cliente per 60, 90, anche 120 giorni. Il problema è però l’incertezza dell’incasso. Un buon sistema sarebbe equiparare la ricevuta bancaria all’assegno. Cosi’ come l’assegno impagato può essere protestato, lo dovrebbe anche essere la riba respinta (che è ormai divenuta normale amministrazione). In questo modo si potrebbe evitare di servire clienti problematici, predilgendo quelli sani. Le aziende sarebbero più garantite e potremmo lavorare tutti un pò più serenamente. Ma dubito che la cosa si possa avverare e che nascano nuove soluzioni sino a quando stiamo tutti zitti.

  • Paolo Repetto

    Gentile Avv.Caruso, con piacere prendo spunto dal suo preciso intervento. Il problema è: per piccole fatture di importi compresi tra i 300 e i 600 euro, che rappresentano gran parte delle forniture in Italia, il gioco vale la candela? Ovvero, il tempo impiegato a preparare la documentazione per solleciti, copie di bolle firmate, l’ingiunzione, ecc, la lunghezza nei tempi dell’esito e l’incertezza di quest’ultimo, la possibilità che venga pagato solo l’importo della fattura e che le spese dello studio restino a totale carico dell’azienda….tanti rinunciano per questo. Cosa ne pensa?
    Saluti e grazie, Paolo.

  • quello che dice Enrico è solo una parte della verità.
    una verità vista da un solo lato senza dire la rimanente parte.
    sono nella ristorazione da circa 30 anni e ho sempre avuto ruoli di responsabilita sia in proprio che alle dipendenze di terzi.il rapporto con i fornitori è stato ed è continuo.
    quello che enrico omette di dire che a fronte di una parte di ristoratori e commercianti che allungano i pagamenti con le più disparate scuse o addirittura non pagano c’è una nutrita parte di podruttori di vino che pecca di ingordigia.
    molto spesso ,inizialmente ,affidano la commercializzazione dei loro vini a distributori o rappresentanti di provata serietà che al tempo stesso li aiutano a trovare un loro spazio ed immagine nel mercato.
    distributori e rappresentanti che svolgono da tempo la loro attività e che conoscono i meccanismi di vendita e i clienti a cui proporre o meno il prodotto.
    gli ingordi ,raggiunta una certa notorità e volume di vendita non si accontentano più e molto spesso decidono di affidarsi ad altro genere di distributori o rappresentanti che promettono loro l’aumento esponenziale dei volumi .
    questi produttori si sono posti una semplice domanda ? se chi prima mi ha rappresentato ,a costo anche di sacrifici per immettere sul mercato vini da avviare alla conoscenza del mercato,non ha fatto i volumi che i secondi promettono ci sarà forse un perchè?
    il perchè più semplice è che molto spesso i secondi si rivolgono a fasce di mercato che sanno che avranno difficoltà a pagare o faranno i furbi per allungare i tempi di pagamento ma nonostante tutto questo permette loro di ampliare i volumi.
    riferendomi invece all’invito al cliente a ripassare a pagare in tempi lunghi il ristorante si potrebbe far notare ai produttori che oltre a considerare da parte loro ogni vendemmia nuova come quella del secolo non considerano mai che le piccole annate andrebbero pagate meno poichè si ha più difficoltà a venderle e forse così cesserebbe la litania che i ristoratori comprano solo le annate buone.

    i migliori saluti

    Massimo

  • Caro Massimo, ti ringrazio per il tuo intervento. Sicuramente come ci sono ristoratori che si approfittano, ci sono anche produttori ingordi che hanno forzato il mercato. Il mio post un po’ “arrabbiato” era per sottolineare come un produttore debba sostenere grossi investimenti dalla vigna alla cantina per poi dover sopportare comportamenti sgradevoli da parte del clienti. Penalizzate sono , come sempre, le aziende di piccole dimensioni. Per ciò che concerne la tua considerazione sulla riduzione dei prezzi per le annate “piccole” sono d’accordo con te, anche se in questo momento storico critico, mi sembra che sul mercato ci siano comunque annate buone a prezzi “piccoli”

  • ExViTiCoLtOrE

    Ma quanto è vero questo blog!!! Io ho chiuso la mia azienda Vinicola nel 2008 proprio perchè non gestivo piu’ gli impagati, da allora non amo piu’ i ristoranti e pensate ho ancora una ventina di fatture da incassare. A settembre dovrebbero mettere all’asta i beni di un ristoratore chè però, guarda un po’, ha già riaperto un nuovo ristorante proprio di fronte al vecchio! Il giudice ha rimandato l’esecuzione di 6 mesi e io ho dovuto pagare altre 99€ per le spese di custodia!!! ehehe il problema è che volevo vendere e quindi cercavo di fare massa critica agevolando in tutto i miei clienti ma di quantità”serie” riuscivo a venderle solo con l’estero. Anche li però la musica stava cambiando perchè i distributori “seri” son sempre quelli mentre tutti i produttori (giustamente) facevano la fila per proporsi. Naturale che anche all’estero iniziassero a chiedere prezzi piu bassi e dilazioni. Cosi quando la banca ci ha chiesto di rientrare dal micragnoso fido che avevamo sul c/c (neanche 100k € e chi fa questo lavoro sà quanto pochi siano) ho preferito reintegrare con soldi miei, vendere i macchinari e affittare i locali. Manifestazioni come il Vinitaly poi sono indispensabili ma incredibilmente dispendiose.