La nascetta: un vino da aragosta…

Così inizia il suo intervento la simpaticissima ottantennte ampelografa Enza Cavallero, in occasione di un convegno sul vitigno nascetta, svolto nel comune di Novello sabato scorso. Non parla moltissimo della nascetta come vitigno, perché cenni storici al riguardo ce ne sono davvero pochi, ma suggerisce ai produttori come gestire questo raro vitigno piemontese. Secondo la scrittrice torinese la nascetta bisogna vinificarla sempre in purezza, non esagerare nella quantità di produzione, pubblicizzarne l’unicità e la raffinatezza organolettica, trovare abbinamenti sfiziosi come aragosta o gamberoni e soprattutto mantenere un prezzo di vendita abbastanza alto per valorizzarne la rarità.

Il convegno continua e si fa più tecnico quando prende la parola l’enologo Sergio Molino, che in questo momento vanta la più grande esperienza recente di vinificazione e studio di questo sconosciuto vitigno. La nascetta lo stuzzica, per il potenziale evolutivo e  perché potrebbe diventare il grande bianco del Piemonte. Il giovane talentuoso enologo racconta, che per scoprire al meglio questo vitigno, ha avuto bisogno di produttori che con lui accettassero la sfida,  perciò cercò di convincere alcune aziende di Langa a coltivare nascetta, la famiglia Rivetto si trovò in prima linea per abbracciare questo nuovo progetto.

Non sto a dilungarmi su tutte le tecniche di vinificazione, che Sergio consiglia per rispettare al meglio quest’uva così delicata, ma vorrei soffermarmi sull’ aspetto che fa comprendere come questo vitigno abbia un grande potenziale d’invecchiamento. Nel primo anno e mezzo dall’imbottigliamento, i profumi di questo vino sono spiccatamente aromatici, ricchi di linalolo, composto terpenico caratteristico del moscato. Dopo il secondo anno, il linalolo scompare, lasciando spazio ai norisoprenoidi, sostanze che, dapprima sono inodori, dopo qualche anno invece, sviluppano complessi profumi; proprio quei profumi, che nei cenni storici del Fantini del 1860, venivano paragonati ai grandi riesling della valle del Reno.

Sono d’accordo totalmente con Sergio nel dire che questo è un bianco da invecchiamento e non dobbiamo trattarlo come vino da pronta beva. Molti produttori di nascetta erano presenti, forse quasi tutti (poco più di una decina), vorrei esortarli ad avere coraggio, provando a vendere la nascetta dopo qualche anno d’invecchiamento e a cogliere, tutti assieme, l’opportunità che questo vitigno ci sta offrendo, per farlo diventare il grande bianco del Piemonte.

Tornando al discorso abbinamenti, volevo portrvi una mia esperienza: ammetto di non essere un amante delle ostriche, ma il manager di un rinomato ristorante di Philadelphia, mi ha fatto provare il Langhe Nascetta Rivetto con ostriche dell’Atlantico, mamma mia che spettacolo!

Dimenticavo…voi che avete già avuto la possibilità di assaggiare la nascetta, con che piatto sfizioso lo abbinereste?