L’ export degli emigrati

Ci sono migliaia di italiani che sono diventati famosi o hanno lasciato segni che ci fanno tutt’ora essere orgogliosi di appartenere al nostro Paese, ma di uno vorrei parlare in particolare: Pietro Amedeo Giannini. In breve riporto la sua storia tratta dal libro di Andrew Rolle Gli Emigrati Vittoriosi:

Il genovese Giannini fondò agli inizi del 900 la Bank of Italy nel quartiere North Beach di San Francisco, dichiarando di esser pronto a prestare a un lavoratore fino a 25 dollari senza garanzia che i calli sulle mani del beneficiario del prestito. Il terremoto e l’incendio di San Francisco offersero a Giannini la grande occasione. La città era caduta nel panico, tutte le banche erano paralizzate, ma Giannini, in mezzo ai vortici di cenere, compieva delle operazioni finanziarie sul molo di Washington street. Il suo banco era fatto di un asse appoggiata su due barili. Quand’era scoppiato l’incendio Pietro Amedeo Giannini aveva ammucchiato tutti i valori e i registri della sua banca dentro due carri coperti, nascondendoli sotto un carico di arance. Mentre le grandi banche si S. Francisco, con le volte sfondate dal fuoco, non erano in grado di riaprire i loro sportelli per rispondere alle pressanti richieste di contante della clientela, Giannini si diede a distribuire prestiti e anticipi ai propri disperati clienti, che egli conosceva personalmente uno ad uno. Il suo esempio ridiede animo ai disperati immigrati italiani che poco inclini ad affidarsi alle banche, gli diedero l’oro che possedevano stipato nelle calze, nei barattoli di latta che contribuirono alla ricostruzione della città. Giannini non ammetteva che i suoi visitatori venissero da lui per parlare soltanto di denaro, li ascoltava con uguale attenzione se parlavano di un fidanzamenti, di un morto, di un matrimonio, di un malato o di un finanziamento.  Quella piccola banca diventò col tempo la banca più grossa della California, poi la più grande segli Stati Uniti ed infine del mondo, la Bank of America.

Pietro Amedeo Giannini

L’emigrazione è un fenomeno che ha sempre caratterizzato l’umanità in tutti i periodi della nostra esistenza. L’Italia in particolare ha visto dalla fine ottocento sino al dopo guerra, un trasferimento di massa dei nostri connazionali nelle Americhe, Germania, Svizzera, Francia, Belgio e Australia.

In questo post vorrei focalizzare l’attenzione su come sia stata importante, l’emigrazione italiana degli ultimi 150 anni, per il mercato dell’ export vinicolo odierno. Gli italiani hanno portato nel mondo una cultura culinaria così forte, che ci ha resi famosi dappertutto; l’apertura di ristoranti tipici ha costruito nel tempo una testa di ponte per l’esportazione di vini e dei prodotti tipici italiani, invidiata da tutti. Gli emigrati hanno fatto conoscere le nostre usanze conquistando la fiducia dei Paesi ospitanti a colpi di pasta, pizza e simpatia.

Viaggiando negli USA, mi rendo conto di quale straordinario e forse inconsapevole, lavoro è stato fatto da coloro, che fuggirono dalla nostra nazione in cerca di una vita migliore. L’operazione matematica è semplice: più locali italiani verranno aperti nel mondo, più ci saranno possibilità per i nostri vini di essere venduti. Più chef e sommellier italiani di alto livello saranno formati, più il nostro mercato indirettamente avrà sbocchi.

Voglio quindi ricordare che il nostro status di produttori di vino è  determinato in parte, da persone che hanno sudato e lottato per dare una dignità al nostro popolo. Non possiamo dimenticare che gli italiani all’inizio del secolo scorso nella gerarchia americana della schiavitù erano considerati,  per attititudine sia mentale che fisica, poco sopra ai neri africani.

Con questo post vorrei sottolineare la fortuna che abbiamo ad essere italiani. Spesso e volentieri nei miei viaggi per il mondo, incontro figli o nipoti di immigrati, che vedendomi italiano, mi fermano con il sorriso negli occhi, felici di condividere la stessa origine nazionale. Questi comportamenti mi rendono orgoglioso; mi sento che il mio mestiere, nel mio piccolo, aiuti a  rendere giustizia agli sforzi e le umiliazioni che i nostri connazionali subirono nel passato.

Alzo il bicchiere e faccio un brindisi per voi, emigrati italiani!