Lulù: lo scomodo ribelle

Sono trascorsi ormai più di sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ma in terra di Langa, i ricordi di quegli anni sono ancora vivi. Mentre sto pensando all’allestimento di una piccola caverna scavata nelle marne di Lirano, mi balzano in testa racconti di guerra, tramandati da nonni, parenti e anziani della zona. L’umido gelo di questa grotta rende questi pensieri ancora più veri, chissà quanti partigiani si  rifugiarono in queste nascoste insenature…

Il personaggio di spicco che mi viene subito in mente è Lulù, un giovane partigiano affascinante, coraggioso, amante del rischio e dei travestimenti, una figura eroico-romantica, che attuò una forma di resistenza personale al nazi-fascismo.
Luis Chabas in arte Lulù, venne catturato dai fascisti, processato dal Tribunale Speciale e rinchiuso nel carcere di Fossano. Evade l’undici settembre 1943, insieme con altri partigiani francesi. Arriva poi nelle Larghe dove, sulle colline di Dogliani, costituisce la “Volante Lulù”
Le sue azioni, vere beffe effettuate con i più disparati travestimenti – in preferenza da ufficiale tedesco, conoscendone perfettamente la lingua – sono diventate leggendarie. Fu ucciso il 9 febbraio 1945 a Bene Vagienna, in un tragico equivoco, da partigiani delle formazioni G.L.. Incontrandolo al buio sotto i portici di quel paese, travestito da ufficiale tedesco, quei partigiani non esitarono a far fuoco, nonostante il suo tentativo di farsi riconoscere.

Riporto qui di seguito, l’interessante descrizione di Lulù da parte di Mario Marengo, amico di famiglia ed appassionato di storie di Langa:

Enigma Lulù

Il suo mito è ancora ben vivo in Langa. Certo, occorre trovare qualcuno con i capelli bianchi per poter argomentare su questa figura mitica della resistenza, delle sue gesta – che a volte sembrano incredibili – ma soprattutto la sua morte, che lascia ancora oggi molti dubbi. Questa, avvenuta in modo strano, arrivata dal fuoco amico, ha da subito fatto pensare ad un complotto, alla gelosia per un personaggio così’ famoso, circondato da belle ragazze, con quell’alone di leggenda palpabile che si percepiva alla sua presenza. Quasi un eroe mitologico, insomma. Ma come è morto Lulù in quella fredda notte di Febbraio del ’45 a Benevagienna?  La storiografia ufficiale archivia la sua morte come un tragico errore, d’altronde lui e la sua volante si erano travestiti da soldati tedeschi, fatto che potrebbe giustificare l’errore. Vi sono però alcune circostanze poco chiare che lasciano dubbi in merito alla versione ufficiale. Analizziamo  i fatti: Lulù ha un appuntamento importante alle 9 di sera in un ristorante sotto i portici. Ma lì non arriva nessuno. Lulù si muove e sente dei passi, prende la torcia e va a vedere se sono quelli  dell’appuntamento , si fa riconoscere: “ sono Lulù”, parte una scarica di mitra e Lulù muore con un buco sulla fronte e un altro sul collo, L’accaduto lo si attribuisce ad una fatalità, a carico dei partigiani della montagna di Giorgio Bocca.  Loro si possono giustificare affermando che non conoscevano Lulù. Ma i partigiani della montagna arrivano a Monchiero nei primi giorni di Gennaio, Sarà mai possibile che in più di un mese non sentano parlare di Lulù, il partigiano conosciuto da tutti per le sue gesta che alimentavano continuamente i discorsi della gente? Lo stesso Giorgio Bocca ammette di aver saputo di Lulù quando era ancora in montagna. Ci poteva essere un buon motivo per sopprimerlo? Lulù era apolitico, un leader apolitico era poco gradito, se non addirittura ritenuto pericoloso in quella fase di politicizzazione della Resistenza. Sappiamo che le Brigate Garibaldi praticavano una scuola politica con il loro commissario. I fazzoletti blu non si manifestavano politicamente, ma non nascondevano la loro fedeltà al Re e la loro simpatia per il partito liberale.  Ciascuna formazione partigiana perseguiva un credo politico. Un mito con molta popolarità sarebbe stato un esempio scomodo. La sua spregiudicatezza, la sua anarchia, il suo comportamento da cane sciolto, avrebbero potuto diventare imbarazzanti in una successiva fase di normalizzazione. Poteva questo uomo, una volta conclusa la guerra, dare fastidio e scombinare le carte dei politici?  L’ipotesi della gelosia per la sua fama poteva bastare per ordire l’imboscata fatale? Un fatto è certo Lulù ha sparato, ma la sua arma si è inceppata. Lulù aveva forse conosciuto chi aveva di fronte, aveva compreso di essere caduto in un agguato. Forse è il destino di un mito incontrare una morte tragicamente inspiegabile durante la sua giovane età e nel momento della sua maggior fama. Sicuramente, per la gente di Langa, la Langa di Dogliani, Lulù rimane un icona, una storia che i nonni possono raccontare ai nipoti, una storia che affascina sempre per il suo carico di avventura e di mistero. Permettendo, in questo modo, di far rivivere le gesta di un ragazzo francese di ventidue anni che ha tenuto in scacco l’esercito tedesco, operativo in Langa, per più di venti mesi. Il comandate Enrico Martini “Mauri” scrive di lui:  “muore anche Lulù: l’inafferrabile, l’onnipresente, leggendario Lulù. Ma non sono i tedeschi né i fascisti a colpirlo”. Lulù è stato sepolto in Francia ma il suo spirito continua ad aleggiare sulle nostre Langhe e quando soffia forte il vento pare di sentire, in lontananza nell’aria, il rombo della sua motocicletta.