Annate vecchie: la mentalità di Langa.

Prendo spunto dal post di Franco Ziliani sul suo popolare blog vinoalvino, per parlare di annate vecchie e relativa mentalità dei produttori di vino italiani rispetto al resto del mondo. E’ un argomento che mi tocca in prima persona, in quanto posseggo una buona quantità di bottiglie di Barolo antiche a partire dal 1944 e credo di essere una delle poche cantine di Langa ad avere questa fortuna. La mentalità dei produttori di vino di questa zona non è mai stata rivolta a questo tipo d’investimento, nella storia recente i vignaioli/contadini pensavano di realizzare il massimo tornaconto di ciò che si produceva anno dopo anno, senza badare troppo al futuro lontano. Chi stoccava vecchie bottiglie per, come si dice volgarmente, “lasciarle indietro“, lo faceva per puro caso, per tirchieria e quasi mai per lungimiranza. In generale le cantine dove si trovano bottiglie vecchie, sono normalmente dove c’è stata storica nobiltà, con grande quantità di denaro disponibile e molte volte stagnante. In Langa, non ci sono mai stati molti nobili e quei pochi si sono stabiliti in zona, in tempi recenti; vi erano però molti piccoli mercanti impegnati a commercializzare i propri prodotti nell’immediato, credo la mentalità giunga anvhe da questo retaggio storico/culturale.

Giulia Vittorina Colbert, marchesa di Barolo

Il terroir in Langa è sempre stato più avanti rispetto ai produttori, credo che solo ultimamente, dopo la crisi del metanolo negli anni ottanta ci si stia allineando con dignità alla meraviglia del nostro territorio.

Penso che per i meno competenti, una verticale di cabernet sia molto più semplice da apprezzare rispetto ad una di nebbiolo, per caratteristche esclusivamente genetiche: il cabernet ha molte pirazine che rallentano la modifica del vino nel tempo, facendo risultare annate vecchie più vicine a quelle giovani più frequentemente assaggiate; mentre il nebbiolo contiene molti tannini i quali si ossidano, il bouquet e il gusto si evolvono anno dopo anno, i baroli perciò sono molto differenti da quelli più giovani messi in commercio. Anche questo può essere un motivo che ha reso i nostri vini antichi, meno appetibili dei francesi, perché più complessi da seguire nelle evoluzioni.

Il mio stimato amico, Paolo Repetto di Vinifera,  è uno degli unici commercianti italiani specialisti di annate antiche italiane e francesi, ha rilasciato in merito, un’ intervista(qui riascoltabile) a Radio 24 Il sole 24 ore. E’ interessante capire come a livello mondiale la percezione delle nostre annate storiche sia ancora lontana dai francesi, anche se per Piemonte e  Toscana il futuro sembra in crescita.

I grandi chateau francesi di Borgogna e Bordeaux, hanno alle spalle una storia di 400-500 anni, il marketing sta nella storicità, come si fa a competere con un marchio che è disponibile sul mercato da così tanto tempo ? E’ normale che quel prodotto riesca a raggiungere e consolidare un tale prestigio motivandone i costi stellari.

Nella mia vita da produttore, non nego di aver guardato con diffidenza le bottiglie antiche di proprietà, un passato che non accettavo, un modo di pensare lontano dal giovane Enrico appena uscito dalla scuola enologica o semplicemente un modo per ribellarsi a scelte che non erano condivise. Negli ultimi 3-4 anni invece ho riscoperto questo patrimonio, ho cominciato con assiduità a stappare bottiglie di Barolo Rivetto, a farlo con orgoglio ed apprezzarle al meglio. Queste bottiglie rappresentano la mia storia, queste sono le mie radici, ho la fortuna di poterle far rivivere ad ogni emozionante stappatura. Ogni bottiglia aperta riflette un momento storico, una sofferenza, un sacrificio, una decisione, un modo di esprimersi, un affascinante salto nel passato riassunto in un sorso. Alcune annate di Barolo sono favolose, il 64, il 70, il 78, l’85 sono davvero toccanti, il nebbiolo è integro, il tannino morbidissimo, l’acidità intensa, caratteristica vitale per l’apprezzamento degustativo.

La mia intenzione è di proseguire a mettere da parte giovani annate per poterle apprezzare tra qualche decennio, proprio come fece a suo tempo mio nonno e mio padre.

L'anno in cui nascevo io... Grande annata :)

Chissà cosa penserò di me e dei miei vini, tra vent’anni quando li stapperò, chissà che emozioni mi regaleranno e quali ricordi mi salteranno in testa. Adesso so solo che devo andare avanti, seguendo le mie convinzioni e intuizioni, i progetti e le sfide non mancano!

A proposito di Baroli antichi, vi anticipo che a metà maggio, durante Nebbiolo Prima, organizzerò assieme alla prestigiosa azienda vinicola di La Morra Cordero di Montezemolo, una verticale di Baroli a partire dal 1958 al 1999. Le emozioni saranno assicurate!

 

  • Gianluca Annicchino

    Concordo pienamente con il tuo pensiero e credo che, (tranne qualche produttore come Biondi Santi che, se ben ricordo, conserva nella propria cantina delle bottiglie di quasi tutte le annate di produzione a partire dal 1888) gli altri produttori di Langa e non, considerino le bottiglie di vecchie annate come un “peso ingombrante” per la cantina.

    Credo però che il problema principale non sia tanto la mentalità dei produttori, quanto quella dei rivenditori e dei consumatori in particolar modo. Vivendo e viaggiando un po’ all’estero mi sono reso conto che la mentalità italiana è molto diversa da quello anglo-americana, francese o tedesca. Un consumatore medio italiano guarda già con sospetto una bottiglia di vino che abbia più di 20 anni… addirittura mi son sentito dire da alcuni negozianti che dopo 20-30 una bottiglia di vino è buona solo da mettere in esposizione!

    Personalmente adoro i cd. vins anciens e ricordo perfettamente un pranzo di matrimonio in Langa quando, mentre discutevo con il proprietario di annate passate di barolo, quest’ultimo mi portò nella sua cantina e tirò fuori una bottiglia di Barolo G. Sordo, annata 1982 e decise di aprirla davanti a me. Dopo aver atteso qualche minuto nel calice, quel vino sprigionò dei profumi e dei sentori eccezionali, con dei tannini setosi ed un’acidità ancora viva. Me la diede in regalo e ricordo che dopo averla portata al tavolo, anche coloro che si professavano astemi decisero di berne un sorso e come per magia tutti a quel tavolo tornammo indietro nel tempo di 25 anni ricordando gli accadimenti di quel periodo… fantastico! 

    Ti auguro di proseguire nella migliore tradizione di Famiglia!

    Giovanni

  • Paolo

    Ciao Gianluca,
    il to commento è attinente e ispira alcune riflessioni.
    Per prima cosa è vero che la ‘colpa’ è in parte anche dei rivenditori, in quanto in Italia
    sono pochissimi i veri ‘caviate’, che sanno selezionare i vini e venderli al momento giusto, anche dopo molti anni.
    In secondo luogo è vero che per molti consumatori non è abituale bere vini che abbiano più di 20-30 anni (ma anche meno) ed è un vero peccato.
    A favore di questa categoria devo però spezzare una lancia: per esperienza sono certo che molti di questi non apprezzano vini invecchiati perché le poche volte che hanno avuto modo di assaggiarne qualcuno, hanno quasi sempre bevuto vini ossidati, maderizzati o decrepiti. Questo è dovuto al fatto che difficilmente le bottiglie di vino, che è un prodotto in evoluzione e molto delicato, vengono conservate in maniera corretta.
    Io stesso ho partecipato a cene dove venivano aperti Baroli completamente andati, se non dire decrepiti, dei quali venivano esaltate inarrivabili caratteristiche qualitative (inesistenti). Il problema è che le persone raramente hanno bevuto grandi vini di eccellenti vecchie annate e correttamente conservati, quindi in per non fare figure di merda, quando si stappa una di queste bottiglie ‘andate’ fanno finta di trarne grande godimento, fermo restando che se fossero a casa da soli quel vino non lo berrebbero neanche sotto tortura.
    Il mio consiglio è: cercate un rivenditore o ristoratore di fiducia, documentatevi sulle migliori annate, assicuratevi che la bottiglia sia stata sempre conservata al meglio, auguratevi un pizzico di fortuna e potrete scoprire cos’è davvero il Vino.

  • Paolo

    ‘caviate’ sarebbe Caviste…

  • assunta

     
    Ho stappato una mia bottiglia di 10 anni fa, il vino era molto buono.
    Mentre tanti dicono che il nostro vino non è adatto all’invecchioamento 

  • Enrico

    Che vino produci Assunta?