SLA e agricoltura

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione un articolo de La Stampa del 30 Luglio 2012, che parla di SLA (sclerosi laterale amiotrofica), di agricoltura, di calcio e purtroppo di pesticidi. Questo aticolo mi dà l’impressione che sia passato inosservato, forse fagocitato dal caldo di quest’estate 2012, dall’Olimpiade, dal meteo, dai tormentoni o chissà forse dall’ignorante indifferenza…

Sla, sclerosi laterale amiotrofica, la terribile malattia che per ora non dà scampo a chi ne viene colpito, era nota per il rischio elevato dei calciatori di esserne affetti: sei volte di più della popolazione generale. Da qualche tempo viene associata anche agli agricoltori: in questi ultimi anni sono stati 123 in Piemonte i contadini ad essersi ammalati di Sla.

L’indicazione emerge dall’analisi delle schede di dimissioni ospedaliere che il magistrato torinese Raffaele Guariniello aveva chiesto di raccogliere alla Regione attraverso le Asl piemontesi. Il dato è sorprendente. Anche perché, dei 123, venti hanno un’età inferiore ai 30 anni. Particolare che corrisponde a quanto risulta ai ricercatori. Il professor Adriano Chiò, direttore del centro regionale per la Sla, presso l’ospedale Molinette: «Il periodo di esposizione più importante al rischio è fra i 15 e i 30 anni di vita. Per quanto riguarda l’agricoltura, non è detto che siano quanti svolgano o abbiano svolto questo lavoro ad essere più a rischio di altre categorie. Conta l’essere stati a contatto, e a lungo, con l’ambiente agricolo».

Guariniello: «Vi sono solo ipotesi di lavoro, in questo caso sospettiamo dei pesticidi e di altre sostanze tossiche largamente usati in agricoltura, analogamente con quella del trattamento chimico per i campi di calcio, almeno di certi campi di calcio». Il magistrato ha chiesto alla Regione di estrapolare dalle schede di dimissioni ospedaliere i dati relativi a questa malattia e ai tumori al cervello suddivisi per categorie professionali. Per i tumori al cervello intende verificare l’eventuale correlazione con l’uso prolungato del cellulare, ma su questo versante l’incrocio dei dati ospedalieri con quelli in possesso dell’Inps è ancora in fase di elaborazione.