Quattro tesori nascosti dietro la Cina

Su winenews.it dell’8 gennaio si menzionano i Paesi che, secondo uno studio di Rabobank, emergeranno nel futuro prossimo delle vendite enoiche mondiali. Brasile, Messico, Polonia e Nigeria si contenderanno il podio dietro al gigante cinese. Sulla Cina si spendono moltissime parole, ormai è una realtà che sta diventando sempre più importante e i numeri di crescita dell’export sono solo all’inizio.

Il Brasile è un’altra potenza economica emergente su cui puntare per cultura etnico/culinaria molto simile alla nostra. Nonostante i boicottaggi protezionisti dei produttori vinicoli del Mercosur, l’Italia ha aumentato le vendite di vino del 30% dal 2007 al 2011. Il Messico non è un mercato che conosco direttamente perché ancora non vendo, ma le potenzialità sono indiscusse, il legame politico con gli USA garantisce la stabilità del governo e le cifre parlano chiaro: consumi di vino italiano raddoppiati dal 2000 al 2010, ricordiamoci anche i 112 milioni di abitanti. La Polonia è più piccola come dimensione rispetto agli altri, c’è ormai una borghesia consolidata ed un mercato del vino più maturo. Lo dimostra l’aumento dei consumi che crescono lentamente ma costantemente. Sulla Nigeria avrei dei dubbi, è vero che il sottosuolo è ricchissimo di materie prime, ma nutro incertezze sulla stabilità politica.

L’Africa sarà la nuova frontiera, ma vedo meglio l’Angola, Guinea Equatoriale o Namibia. Il continente nero sarà sicuramente interessante per il futuro, basti pensare che alcune aziende di grosse dimensioni portoghesi, hanno impiegati per l’Africa ben 5 sales manager. Il problema numero uno, credo stia sempre nella sicurezza e stabilità dei singoli governi.

Secondo il mio punto di vista, altri mercati minori che si distingueranno per apprezzare il vino italiano saranno la Colombia, il Vietnam e la Turchia.

A questo punto mi vien voglia di dire: buon viaggio a tutti !:)