Enigma Cina

Hong Kong, Dalian, Shenyang, Shanghai, Suzhou, Nanjing in 13 gg, vi assicuro che è un bel tour de force. Ho incamerato molte informazioni, ho osservato, gustato, cercato di immergermi il più possibile nella cultura cinese, ho cercato di ragionarci sopra, ma devo ammettere che il ritardo della stesura di questo post è data dalla grande difficoltà d’interpretazione di ciò che succederà in futuro in Cina. Questo post risulterà un pò sconnesso, gli argomenti e sensazioni possono sembrare non razionalmente collegati, più che un post mi sembrano appunti.

Le donne del vino a Dalian

Una cosa è certa, il consumo del vino in Cina crescerà perché rappresenta uno status simbol. La chiave che potrebbe far emergere l’Italia rispetto agli altri Paesi risieda nel turismo: portiamo cinesi benestanti in Italia ed il nostro vino farà il botto.

Con Coco, titolare di un’enoteca di Suzhou

Come noi dobbiamo assimilare la loro nobile cultura millenaria mischiata allo spregiudicato capitalismo, i cinesi apprezzeranno i vini italiani, quando capiranno il legame inscindibile che i nostri vini hanno con il territorio dal quale provengono.

Con Alessio, Janice e Fabio a Nanjing

Quando parlo di Cina, escludo sempre Hong Kong, una metropoli molto evoluta con una differenziazione del mercato molto simile a quello occidentali. Il gigante cinese guarda Hong Kong e lo vede come punto di riferimento, per questo che l’ex colonia inglese, assume un ruolo strategico nell’intero Far East.

La mia voglia di pallacanestro non si è fermata neanche in Cina… foto con ragazzini di un playground a Nanchino

Ogni giorno, mi sono trovato a spiegare i vini del Piemonte, tramite training organizzati dai miei rappresentanti, ai loro venditori o direttamente ai clienti finali. Mi sono confrontato con una cultura vinicola ai minimi livelli ed ad una conoscenza dell’Italia ridotta ai minimi termini.

Questo intenso viaggio mi è servito ad imparare a non dare per scontato nulla, nelle spiegazioni ho cercato di utilizzare concetti chiari e semplici. Ringrazio Fabio Grasselli che ha tradotto in perfetto cinese ogni mia parola che si è rivelata fondamentale per comunicare la qualità dei nostri vini.

Nel dopo degustazione, la richiesta della firma delle bottiglie da parte del produttore è un obbligo

Io ed il mio compagno di viaggio, nonché vecchio compagno di scuola Alessio Povero titolare delle Cantine Povero di Cisterna d’Asti, abbiamo sostenuto giornate davvero intense, sperimentando la cucina cinese del nord del sud e persino quella uigura, comunità etnica musulmana dell’ovest, discriminata da Pechino, dove ahimé i vini non possono essere serviti per motivi religiosi.

Il piano quinquennale cinese prevede di mettere i bastoni tra le ruote alle importazioni agroalimentari, questo protezionismo lo si percepisce dalla nuova legge che ci impone di fare un’ulteriore analisi chimica, questa volta sugli ftalati, componente chimico contenuto nei tubi di gomma. Proprio qualche giorno fa sono state bloccate tonnellate di tortine al cioccolato provenienti dall’Europa, per la presenza di un batterio considerato dalle autorità cinesi pericoloso.

Il vincitore è….

Durante il viaggio più volte mi chiedevo dove cavolo questo vino venisse consumato e soprattutto chi lo comprasse. La vendita del vino in Cina avviene soprattutto a privati (soprattutto regalistiche), nella ristorazione il consumo di vino è quasi inesistente. Dobbiamo avere pazienza, bisogna conquistare la fiducia dei cinesi e non pensiamo che le fregature arrivino solo dalla Cina verso l’Italia,  mi sono reso conto che la diffidenza a volte dimostrata dagli orientali nei nostri confronti ha davvero solidi fondamenti. Molti di loro i soldi da investire ce li hanno, ma vogliono testare il partner prima di dare al via al businness vero e proprio.

In definitiva penso che la serietà, la trasparenza e la capacità di trovare il partner giusto, indipendentemente dai volumi che prima o poi arriveranno per tutti, sia fondamentale per entrare in un mercato caotico, dispersivo e di difficile comprensione come quello cinese.

Una nostra “fan” sulla ventosa spiaggia di Dalian :)

Difficile capire se un cinese è soddisfatto dopo all’assaggio di un vino o in seguito alla partecipazione ad un evento, il loro modo di essere è di difficile interpretazione anche per gli stessi cinesi. L’unico modo è di vedere in maniera molto pragmatica gli acquisti, più comprano più sono contenti, un sistema matematico, privo di errori…

Il lato positivo del mercato vinicolo cinese è che durante i tasting, nonostante ci fossero molti problemi comunicativi, ho notato una grande voglia di imparare il vino. La strada da fare è ancora davvero lunghissima, ma mi conforta il fatto che durante le nostre presentazioni ho visto molte persone prendere appunti e fare molte domande, si denota perciò un forte interesse di base. Rispetto alla Francia o all’Australia(quest’ultima ha appena siglato accordo con la Cina dove ha azzerato tasse su importazione vini), il governo italiano e i vari enti preposti non aiutano assolutamente la promozione e la divulgazione della nostra cultura vinicola, perciò come sempre dobbiano contare sui noi stessi.

Benvenuti a Shenyang…

Vorrei concludere questo post con una frase spesso ripetuta dal mio amico Alessio che conosce la Cina meglio di me, che forse non tutti di voi capiranno…: ” In Cina se non hai we chat sei un uomo morto” :):)

Arrivederci China!!

 

  • Max

    La Cina negli ultimi 3 anni si è evoluta in maniera pazzesca nel mondo del vino… 1 anno in Cina equivale almeno a 5 anni in Europa… Il vino italiano come al solito è arrivato almeno con 5 anni di ritardo rispetto al francese e al cileno… Adesso stiamo faticando, ma arriveremo presto ad avere una buona fetta di mercato… In Cina il consumo medio pro capite è di 0.38-0.40 lt/anno, la città più evoluta è Shanghai (oggettivamente molto più simile a HK piuttosto che Beijing) dove il consumo arriva a 2.39 lt/anno …. Se le città con più di 10-12 mil di persone in Cina arriveranno a 2.39 lt/anno, saremmo tutti quanti senza vino :-) …  Felice che ti sia piaciuta, poi con un pazzo come Fabio difficile non divertirsi

    Max

  • Marco

    Analisi in stile ‘viaggiatore’ e non solo commerciale – condivido ed sottoscrivo. Da oggi so di poter discutere con qualcuno di vino come fattore culturale, non solo in termini di fatturati ottenuti.