Tendenze di Langa

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Il titolo potrebbe essere fuorviante: Alba e dintorni non sono di certo Milano, Parigi, New York e certamente questa zona non è famosa per dettare le tendenze mondiali… Cercherò di farvi respirare l’atmosfera di queste colline  provando a predirre il futuro prossimo del vino ed in generale dell’economia di questa fantastica zona, che sta rapidamente mutando.

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Il contesto in cui viviamo è strettamente legato alle difficoltà dell’intero Paese, nonostante Alba fosse stata sempre un’isola felice, ed in parte continua ad esserlo, la crisi si è fatta sentire anche qua. I licenziamenti sono all’ordine del giorno e le aziende di grandi dimensioni, che hanno fatto la fortuna di questa zona, sono in sofferenza, soprattutto per un mancato cambio di leadership generazionale. Il mondo legato al turismo del vino sta crescendo e credo sia la principale valvola di sfogo per il futuro delle Langhe. L’interesse per il Barolo e per il buon cibo sta aumentando esponenzialmente e sempre più stranieri ci invaderanno pacificamente sempre più affamati e assetati. E’ facile prevedere che avremo bisogno di più strutture di ottima qualità, per ospitare turisti di profilo alto. Ancor più facile comprendere che le lingue straniere saranno sempre più importanti, non sottovalutando russo, portoghese e cinese. Il futuro prossimo credo sorriderà anche all’Alta Langa, meno conosciuta, più selvaggia, meno sponsorizzata, ma forse più romantica ed intrigante.

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Rispettare il nostro territorio sarà fondamentale, si respira un’aria di cambiamento dei produttori vinicoli, che rapidamente stanno svoltando verso una viticoltura più rispettosa, intelligente e meno inquinante. Il futuro è nella campagna sana, non transgenica e distaccata dall’omologazione e standardizzazione delle multinazionali; troppi disastri sono stati permessi dal dopoguerra ad oggi. Verranno aboliti i trattamenti sistemici, il diserbo chimico sarà del tutto abbandonato ed il sovescio sarà una pratica considerata normale. Su questo argomento vi rimando ad un mio post/augurio dell’anno scorso.

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Un tempo erano la Ferrero, la Miroglio, la Mondo che determinavano le scelte e le mutazioni sociali zonali, oggi penso che siano i produttori di vino grazie all’interesse del mondo su ciò che fanno, che hanno l’opportunità di dettare il passo dell’intera regione. Credo che la leadership della regione sia nella capacità e della lungimiranza dei produttori di vino, anche se forse non ce ne siamo ancora accorti.

La ricchezza delle Langhe degli ultimi 50 anni è avvenuta grazie alla grande cultura del lavoro che ha sempre caratterizzato gli abitanti di questa zona. Un classico è l’operaio che lavora di settimana o di notte alla Ferrero e durante il giorno o fine settimana arrotonda lo stipendio coltivando il proprio campo di nocciole o la vigna del padre. In futuro forse quella vigna o campo di nocciole diventerà il lavoro principale e la casa di campagna abbandonata diventerà sede d’accoglienza turistica.

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Nel panorama vinicolo penso che i vitigni autoctoni meno conosciuti cresceranno d’importanza, creandosi una forte nicchia di mercato. La Freisa, la Pelaverga, la Nascetta etc… miglioreranno qualitativamente e si affermeranno nel tempo. Un’altra tendenza che sta prendendo sempre più piede sono le bollicine di nebbiolo. Metodi classici, metodi charmat bianchi e rosati a base nebbiolo, si diffonderanno sempre di più nelle cantine di Langa e Roero e ben presto compariranno sulle carte vini dei ristoranti della zona. Quest’onda crescerà d’intensità anno dopo anno e potrebbe rivelarsi una grandissima sorpresa.

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