Vittoria Unesco, ma…

UNESCO 8

Tutti ne parlano, piemontesi e non, ho appreso la notizia da internet in una spiaggia della Liguria ed istintivamente ho iniziato inorgoglito, a dirlo alle prime persone che avevo attorno: I paesaggi vitivinicoli piemontesi sono patromonio dell’Unesco!

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Non ho idea esattamente di che cosa significhi, ma la notizia aveva la cadenza di grande vittoria e probabilmente lo è; la prima cosa che mi è saltata in mente è che il Piemonte in futuro avrà sempre più visibilità e il turismo di conseguenza crescerà. Dopo questa sensazione d’orgoglio campanilista, ho fatto un giro sui siti e sui social e come al solito i politici si sono cimentati nell’unico sport in cui sono davvero fortissimi: il salto sul carro del vincitore. Tranquilli, non sono qua per fare la solita becera polemica sui politici, perché nonostante tutto essere cinquantesimo sito italiano dell’UNESCO è sicuramente ed insindacabilmente positivo. Vero è, che probabilmente più di mezza Italia se li meriterebbe, la nostra Penisola è così bella ed unica, che di siti iscritti dovrebbe averne mille.

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Ma oggi i vincitori siamo noi e nei prossimi giorni gli articoli di stampa e web esalteranno questa notizia, io però starei bene coi piedi per terra. Abbiamo conseguito questo risultato in primis grazie al Barolo ed i relativi produttori, poi alla ristorazione di alto livello della zona, tutto il resto è una conseguenza, per questo che ripeto da sempre, che i produttori di vino sono il motore di questa zona e dovrebbero politicamente contare di più. Perché smorzo gli entusiasmi? Perché adesso abbiamo gli occhi addosso del mondo, perché possiamo fare sempre meno cavolate e perché ci si aspetta consapevolezza di leadership senza risultare arroganti. Da qualche anno penso che la nostra zona debba essere da esempio, evitando di lodarci in continuazione solo con la parola Barolo, non è più sufficiente. Siamo nell’UNESCO? e allora finiamola con questo diserbo con disseccanti nelle vigne, aboliamoli! Questa primavera  tutta la superstrada ALBA-BAROLO è stata diserbata chimicamente, un ingiallimento  che dava il benvenuto alle centinaia di turisti, che arrivavano nella nostra zona, ma me ne sono accorto solo io? Finiamola con i trattamenti dati con gli elicotteri e magari alziamo l’asticella e facciamo tutta la viticoltura dell’UNESCO bio. Quanti bei discorsi e autolodi ci saranno nei prossimi giorni, quindi sono qua per compensarli non per desiderio morboso di polemica, ma semplicemente perché tengo molto al nostro territorio, tra l’altro una delle parole più sputtanate ed abusate negli ultimi dieci anni.

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Mi sono permesso di lanciare alcune idee che riguardano il settore che mi compete, ma sicuramente gli spunti possono coinvolgere anche il settore edilizio in forte crisi, è un opportunità per fare case migliori accompagnate da piani regolatori intelligenti e rispettosi sia dell’estetica, che dei risparmi energetici.

C’è un’altra cosa vorrei sostenere con forza: se è vero come dicevo, che il vino contribuisce a far puntare gli occhi del mondo sulla nostra zona, credo che nei nostri ristoranti questo prodotto non abbia il rispetto che merita. La media dei locali della zona è senz’altro di ottimo livello se parliamo di cucina, ma non posso dire lo stesso di come il vino viene raccontato e presentato. Pochi sono i ristoranti con sommellier di professione, pochi sono gli appassionati di vino proprietari, poche sono le iniziative dei singoli ristoranti che coinvolgano produttori e relativi clienti. All’estero quando andiamo a presentari i nostri vini, ci rapportiamo sempre con professionisti, qui i professionisti del vino nella ristorazione scarseggiano, questo è un problema che tutti sanno ma pochi dicono. I turisti sono contenti ugualmente, comprano mangiano pagano, narcotizzati dalla bellezza del nostro territorio, per questo non siamo stimolati a crescere professionamente. Petrini dice che ora bisogna pensare alla cultura, sono assolutamente d’accordo.

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Esultiamo e godiamoci questo momento, dobbiamo essere orgogliosi di essere piemontesi, albesi, astigiani, roerini, canellesi etc etc… ma ricordiamoci che da domani dobbiamo essere più responsabili, sentimento che nella vita di tutti giorni trovo sempre più raramente.

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  • Marco N33

    orgoglio subito, poi etica e coerenza

    in vigneto, nei seminativi, nei piani regolatori e perché no? gli elettrodotti

    fino alla preparazione degli osti e degli accompagnatori

  • Nuccia

    Bravo Enrico, concordo su tutto! :)

  • Maura Balbo

    1) L’erba la tagli tu? 2) in Piemonte fino a prova contraria esiste anche la #barbera ed il #monferrato. Grazie per la precisazione.

  • Fausto Pollini

    Caro Enrico, la tua puntigliosa professionalità e responsabile coscienza etica nei confronti del territorio che stai coltivando hanno dato i loro frutti. Te lo dicevo già parecchi anni fa che il futuro della viticoltura e non solo non poteva che orientarsi verso processi di maggior rispetto della natura, mettendo al bando prodotti di sintesi, veri e propri veleni per la terra e acque di falda e la nostra salute nel bicchiere. È tutto questo senza minimamente intaccare la qualità dei prodotti enoici, anzi migliorandoli. Certo bisogna cambiare le proprie convinzioni e avere il coraggio di cambiare rotta. Tu l’hai fatto e ti dico bravo. I tuoi successi sono sicuramente un ulteriore incentivo per fare meglio. La prossima tappa sarà il biodinamico? A presto Fausto

  • Grazie Fausto per le belle parole, mi conosci da parecchio tempo e sono felice che tu stia apprezzando. Per il biodinamico? Sto studiando :)