Il vino cambierà la Cina e la Cina cambierà noi

Sono alla quinta ora di volo delle tredici totali, che ci vogliono per riportarmi a casa dalla Cina, ho voglia di stirarmi, ma questi sedili Lufthansa sono veramente stretti e allora comincio a pensare. Come sempre, quando sono sull’aereo cerco di metabolizzare le informazioni assorbite durante la mia permanenza, ma questa volta è piu’ difficile, I pensieri si accavallano e si attorcigliano. Per vendere in un Paese, credo che bisogna studiarlo, comprenderlo, assorbirlo, perché il vino italiano è cultura e la cultura non va imposta, va lentamente insegnata inserendosi delicatamente nella curiosità delle menti altrui. Ma come? In Cina ci sono molte barriere che ci allontanano, come la lingua, il cibo, le distanze, ma  quello che mi conforta è che guardando la storia, dove il vino è arrivato, ha sempre sostituito le altre bevande alcooliche ed è divenuto parte della vita quotidiana dei popoli, qualunque essi fossero. I cinesi berranno sempre piu’ vino e sicuramente molto sarà italiano; credo la Cina salverà le crisi delle vendite di alcuni prodotti di alta qualità e di alto prezzo italiani. Eviterò la solita considerazione che I cinesi sono un miliardo di persone, delle quali una buona percentuale sono stra-ricche etc. semplicemente ho osservato e mi sono addentrato nella cultura millenaria cinese. Ovviamente in una settimana non si può capire molto, ma chi mi conosce sa quanto sono stressantemente curioso a fare domande a tutti… Sicuramente i cinesi fanno fatica a capire le caratteristiche dei nostri vini e i relativi abbinamenti, ma se spiegati con immensa pazienza e una volta compresi, sono determinati ad ottenere lo scopo come nessuno al mondo.

Sono stato ad HK, che è formalmente Cina, ma non è considerata tale, data la modernità fornita dalla colonizzazione occidentale; sono passato a Ghuangzhou (Canton) nel sud, il clima è umidissimo, la gente parla Cantonese(totalmente diverso dal mandarino) la cucina è piu’ leggera e sfruttano la vicinanza con la ricchissima e non tassata HK, per fare traffici di tutti i generi. Poi sono volato nella capitale Pechino, climaticamemte piu’ fresca, cucina molto piu’ pesante e grassa, maggiormente adatta ai nostri vini alcoolici e tannici, le persone sono piu’ conservatrici ed aristocratiche.

Ho incontrato molti ragazzi italiani che parlano il cinese, che per 700 Eur al mese vengono a farsi una vita in Cina, sperando in una vita migliore, meglio 700 eur al mese in Cina, Paese in via di estremo sviluppo e dinamico, che senza lavoro in Italia, un Paese statico e  senza prospettive.

I cinesi sono un “soft power”, nella loro cultura la guerra è psicologica e deve essere risolta a tavolino senza spargimenti di sangue. Si stanno comprando il mondo energetico perché loro hanno bisogno di energia, ma il loro sviluppo dovrà fare I conti con gli spazi, Pechino con 18.000.000 di abitanti ha un traffico pazzesco e la migrazione dalle campagne continua…

La cultura cinese però non è tutta “cheap”, come I prodotti che invadono I nostri mercati, hanno una storia millenaria e quando sapranno esportarla come noi stiamo cercando di esportare la nostra sottoforma di vino saranno davvero I padroni del mondo. Inevitabilmente il maggior potenziale di potere d’acquisto sarà in mano ai cinesi e noi abbiamo la fortuna che l’Italia piace, quindi dobbiamo puntare su TURISMO e PRODOTTI AGROALIMENTARI DI QUALITA’, quello è il nostro futuro. L’assetto mondiale economico si sta spostando a oriente, quindi dobbiamo apprendere la cultura millenaria cinese ed incastrare la nostra, traendone I frutti.

La mia prima degustazione ufficiale in territorio cinese si è svolta a Pechino, in una nota gioielleria dove le pietre preziose hanno fatto da cornice al Barolo Serralunga 2005. Ho condotto la degustazione per la prima volta con un traduttore simultaneo, dato che la maggior parte dei presenti parlava solo il mandarino. Non sono abituato ai tempi morti della traduzione, a volte mi infastidiscono; normalmente infatti, cerco sempre di guidare la degustazione su un tono allegro e mai noioso, questa volta però, per me è stata dura(vedi filmato). La mia degustazione è stata in concomitanza con l’ avvento in Cina dell’ ONAV, organizzazione con sede ad Asti, che  aiuterà a insegnare il vino ai cinesi. Anche l’AIS sarà presente presto sul territorio e credo entrambi gli organi, saranno importanti nella divulgazione del vino italiano in Cina. La platea era composta sia da distributori che da privati danarosi, tutti molto gentili e sorridenti, il vino è piaciuto molto e mi hanno posto molte “timide” domande sull’area di produzione e territorio. A fine serata mi hanno regalato, un preziosissimo té tibetano, formato da una trentina di foglie diverse a forma di stemma reale cinese, non l’ho ancora bevuto perchè mi dispiace rovinare l’elegantissima scatola, ma lo berrò, prima o poi, e vi farò sapere…

  • Molto, molto interessante, un’ottima appendice a Limes! :)

  • Fiore Novara

    interessante e intraprendente, ma poi si riesce a vendere il vino itaiano ?

  • Il vino italiano si vende, ma non nelle quantità che qualcuno può immaginare. Poche aziende hanno avuto la fortuna e la bravura di avere clienti che acquistano con regolarità e costanza. Le tappe di evoluzione del mercato sono state bruciate, perciò ci sono delle strutture potenzialmente interessanti ma non culturalmente pronte. Questione di tempo!