Ma perché Nascetta?

Schermata 2015-05-12 a 16.27.24Vorrei parlarvi della creazione della nuova associazione Indigenous Langa, dell’evento n.Zero appena concluso al Castello di Grinzane, delle critiche e dei complimenti ricevuti. Potrei dire chi è stato il migliore o il peggiore vino in degustazione; potrei trasmettere il tanto entusiasmo attorno ai vitigni autoctoni del Piemonte, ma sinceramente non ne ho voglia e credo sia superfluo. Vorrei però lasciarvi a queste meravigliose parole di un enologo di grande talento e sensibilità, che racchiudono il senso del recupero dell’uva bianca di Langa al quale io ho aderito con forza qualche anno fa: la Nascetta

Non sappiamo nulla, facciamo un sacco di ipotesi, crediamo molto in quest’uva preziosa, difficile, ricca di fascino, un’uva molto langhetta!“Se l’hanno abbandonata ci sarà un motivo, nooo?”, questo è il ritornello degli scettici, dei pratici, di quelli che non ci vogliono credere. Io ci credo, conosco l’uva agli anni ’80, ho iniziato a pensare che possa essere l’uva bianca di langa solo dal 2004, ho iniziato allora a convincere i miei amici a piantare nascetta al posto di arneis, chardonnay, favorita, sauvignon, viognier, riesling, traminer, cortese. E’ molto difficile scegliere un vitigno a bacca bianca da piantare in una terra miracolata, in una terra che ti produce per esempio un barolo o un barbaresco, è molto difficile.
Non sappiamo nulla: la brava dott.ssa Schneider dell’università ha escluso parentele con il Nasco, ne ha
anticipate con il Gros blanc, ma non basta, aspettiamo ancora. Intanto la nascetta cresce, ci credono in molti, la Langa pianta, piacciono i profumi, piace la resistenza alla flavescenza dorata, piace quel gusto sapido, quasi salato che la caratterizza. A me, poi, piace da matti la sua resistenza all’aria: la apri oggi ed è buona, la assaggi domani ed è ancora buona, la riprovi dopo una settimana ed è strepitosa! Non sappiamo nulla. Ma ci crediamo. Sarà il bianco delle langhe, grazie a Cogno, che ci ha creduto all’inizio degli anni novanta; grazie a Macaluso, che l’ha fatta piantare pure fuori Novello.
Sarà il vino bianco delle langhe grazie ai suoi profumi, grazie al linalolo, un terpene tipico dei moscati,
presente da subito, già nel vino appena fatto. Grazie al TDN, un aroma che carattterizza il riesling, un aroma che viene fuori alla lunga, dopo 2 – 3 anni di invecchiamento.
Sarà il vino bianco delle langhe grazie al pompelmo, ai frutti esotici, al miele, ai fiori di acacia, ai tanti
aromi che ogni cantina saprà esaltare con il proprio stile. Nascetta è difficile, viziosa e viziata. Produce poco, a volte niente, a volte troppo; lì è stramatura, là è verde. Non è per tutti, ma noi ci crediamo e riusciremo anche a interpretare ancora meglio il suo carattere. L’uva è meravigliosa, gialla, quasi dorata, di sapore sublime, di rara intensità.

Non sappiamo nulla, sappiamo però che ne vale la pena.
Sergio Molino