Un nuovo inizio: Langhe Nascetta 2013 Borea

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Ci sono voluti 7 anni di vinificazioni di nascetta per produrre il vino di cui vi parlerò in questo post.

Nel 2007 piantai i primi filari di nascetta, nel 2009 la vinificai per la prima volta. Da allora anno dopo anno abbiamo sperimentato tecniche diverse in cantina. Tutta “colpa” di Sergio Molino, enotecnico e amico, che tanto ha fatto e tanto sta facendo per questo vitigno, provando chiavi di lettura diverse per la vinificazione di questo interessante bianco di Langa.

Volevo fare un bianco, ma ero poco convinto di produrre un vino bianco internazionale. Sergio mi ha lanciato la sfida della nascetta ed ho subito accettato. Ho deciso sin dall’inizio di piantarlo a Nord, con la ferma intenzione di lavorare sull’acidità, la freschezza, la mineralità, ispirandomi ai grandi vini bianchi che nascono a Nord dell’Italia. Borea è il suo nome, come il dio dei venti del Nord, sperando che questo vento ci porti ad avvicinarci sempre di più alle complessità e finezze dei grandi riesling renani, come scrisse il Fantini a metà ‘800.

Borea e Orizia, Rubens

Borea e Orizia, Rubens

 

Un nuovo inizio anche per ciò che riguarda il packaging: la capsula riporta la mappa del territorio, molto legato al comune di Sinio dove è sito questo meraviglioso vigneto, lavorato in bio sin dall’inizio.

Non provate ad aprire questa nascetta col normale cavatappi perché la chiusura è con tappo a vite. La scelta è stata fatta per una motivazione tecnica: per la Borea è previsto un invecchiamento in vasca di cemento per 1 anno e per ben 1 anno e mezzo il vino viene rimescolato costantemente con le sue fecce fini(batonage), sviluppando finezza e freschezza che viene preservata nel tempo da questa nuova chiusura. E’ un bianco che può invecchiare perciò non abbiate fretta: qualche bottiglia conservatela e vedrete i risultati.

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L’aspetto che mi piace di più della nascetta è la capacità di non stancarti, un vino salino pur non avendo terreni ricchi di sassi, una mineralità contenuta nelle argille, sabbie e calcare della collina di Lirano. Il profumo non ricorda più il frutto tropicale, ma vira verso il miele e i fiori d’acacia.

E’ 2013 perché l’intenzione è quella di metterlo in commercio dopo 2 anni di affinamento. Credo infatti che produrre nascetta per fare un vino semplice da bere solo d’estate sia un peccato, il potenziale di questo vitigno indigeno impone di seguire un’altra direzione.

Mi auguro che la nascetta diventi IL bianco di Langa, nonostante sia difficile, viziosa e viziata. Produce poco, a volte niente, a volte troppo; alcuni grappoli sulla stessa vite sono stramaturi, altri verdi, potrebbe anche far perdere la pazienza; non è per tutti, ma noi ci crediamo e con l’esperienza riusciremo a interpretare sempre meglio il suo carattere.