La montagna

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Mi sono concesso una piccola pausa vacanza/lavoro alle pendici dell’Etna e volevo rendervi partecipi delle meraviglie di quella terra. La Sicilia catanese è un pò una Sicilia atipica, perché tutto è condizionato,come la chiamano i locals, dalla “Mundagna”. Qui si possono trovare vigneti centenari a 1.000 m di altezza di Nerello Mascalese, un vitigno coltivato ad alberello o cordone che può dare vini di finezza estrema.

Grappolo di Nerello Mascalese a metà luglio

Grappolo di Nerello Mascalese a metà luglio

Essi si avvicinano incredibilmente  ai nostri migliori Baroli, per eleganza, unicità e raffinatezza, in particolare sul versante Nord, attorno a Randazzo, Passopisciaro, Castiglione etc… Non mi dilungo troppo sulla questione DOC perché poco mi interessa e colgo l’occasione per ribadire che le appellazioni in Italia servano a poco e sono create con principi contrari alla naturale qualità potenziale delle uve. Sicuramente più affascinante è comprendere le varie sfaccettature della  viticoltura etnea.

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Qui fare un’agricoltura più sana e biologica è più semplice, perché il connubbio mare, vigne vecchie, altitudine, vento, terreno vulcanico sabbioso/pietroso sono ideali per le coltivazioni. Meno problemi, quindi meno trattamenti. Tutto ciò deve essere sostenuto da chi conduce l’azienda il quale deve avere la sensibilità e la testa per capire come e quando intervenire. Una viticoltura retrograda sino agli anni duemila, per poi subire un’accelerazione costante e continua, grazie ad alcuni produttori pionieri che hanno iniziato a lavorare con intelligenza, iniziando ad imbottigliare vino di qualità alta. L’essere in ritardo rispetto ad altre zone d’Italia è stata la fortuna di questa terra. Inoltre l’impiantamento dei nuovi vigneti è bloccatio dalla presenza del Parco Etneo, la zona zona vitata è piccola e produttori sono stati più timidi nel buttarsi nell’aventura della vendita del vino in bottiglia. Le cose però rapidamente stanno cambiando in quanto l’interesse dei produttori siciliani fuori Etna e di altre zone italiane sta crescendo e presto faranno la lotta per accaparrarsi fazzoletti di terreno vulcanico.

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Prima dicevo che tutto è legato al vulcano, la grande montagna accompagna le giornate di coloro che ci vivono attorno, coi suoi 3.000 m si può ammirare da grande distanza. L’Etna è sempre in movimento, magma, lava, zolfo, nuovi crateri formati e distrutti, ho fatto un giro alla massima altezza ed è sorprendente il paesaggio, caretterizzato da sabbia nera, ossido di zolfo giallo, composizione rossicce ferrose. Allo stesso tempo però si comprende la potenza ed imprevedibilità della natura, geiser di zolf si elevano da terra e a volte folate di vento tolgono il respiro bruciando occhi e gola. Persino le guide che salgono tutti i giorni discutono dei cambiamenti giornalieri del vulcano ed ho percepito lieve proccupazione per la grande insolita attività costante e continua dell’Etna negli ultimi due anni ,senza momenti di pausa.

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Tornando al vino, ho avuto la fortuna di avere Paolo Repetto di Vinifera, come guida, che come sempre, mi ha permesso di toccare con mano alcune realtà di produttori già affermati come Passopisciaro e Terre Nere o piccole realtà di prospettiva come Giovanni Raiti di Vino Quantico.

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Avremmo potuto visitare almeno 4-5 altri produttori, ma il meraviglioso mare di Taormina ci ha attratto così tanto che non abbiamo potuto resistere a fare qualche bagno in più del previsto, sicuramente ci tornerò per completare le visite mancanti.  Già ho nostalgia degli gli odori degli agrumi, quel gusto di pesce fresco ed il sorriso dei siciliani, a presto fantastica Trinacria!

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