Questione dolcetto

Dal 2016 abbiamo deciso di non commercializzare più il Dolcetto d’Alba, decisione difficile soprattutto per un discorso di affezione a questo vitigno che in Langa sta diminuendo la sua presenza a favore di barbera e nebbiolo. Il Dolcetto è stato il mio primo vino che ho vinificato con un concetto diverso a coloro che mi avevano preceduto, era l’anno 1999, il primo anno dell’Ercolino. Uno dei migliori vini da consumare con leggerezza e semplicità tutti i giorni, ma è venuto il momento di prendere una pausa. Il fatto che sia il vino da tutti giorni per eccellenza comporta una pianificazione di produzione più elevata che nelle nostre zone e nel mio caso specifico è difficile da realizzare perciò meglio che il dolcetto venga esaltato a Dogliani a Diano dove forse la zona si addice maggiormente. L’effetto di questa fuga di massa dal dolcetto provocherà fisiologicamente una richiesta da  parte del mercato e magari non fa altro che fare bene all’intero mondo del docletto. Manterrò i 2.000 metri di dolcetto piantato nel 1944, migliorandolo con una selezione massale, sono sicuro un giorno ritorneremo a vinificarlo.

Mi fanno ridere coloro che dicono che spiantando dolcetto si perde biodiversità, io credo che si guadagni in biodiversità spiantando vigna e mettendo frutteti, grano, siepi, erbe aromatiche etc. Il mondo è bello perché vario.