Mio Bio

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Biologico, naturale, biodinamico, vero, indipendente, biodiverso, senza solfiti, vegano : queste sono le parole che vanno di moda adesso, senza davvero dare significato alle parole ed ai concetti ormai svuotati dalla superficialità delle discussioni. Faccio un pò di chiarezza su ciò che penso e su come sarà la mia visione del mio vino ora e nel futuro:

Premetto che vedo di buon occhio tutti i movimenti di vini naturali anche più estremi, essi sono utili per fare una rivoluzione, che è già in atto nel mondo del vino. Questo movimento nasce da una reazione fisiologica contrapposta a tutto ciò che abbiamo fatto di male nel passato e che purtroppo in parte si continua a fare. Ad esempio l’utilizzo di pesticidi e diserbanti ad ampio spettro e all’aggiunta ed utilizzo in cantina di ogni novità tecnologica che serva a standardizzare il prodotto, tannino , gomme arabiche, etc. etc. Questi movimenti di naturalismo e relative mode, servono a fare qualche passo verso un’ agricoltura più sana anche a coloro che nel bio non ci credono e lo fanno solo per seguire un trend. C’è curiosità, c’è interesse , alcuni rifiutano a priori questi vini con puzze, torbidi pieni di difetti, non nascondo che anche a me non fanno impazzire, ma mi incuriosisce.

 

I miei vini stanno cambiando e stanno diventando migliori a livello concettuale, il biologico che applico non è solo cartaceo, ma è nella testa, i progetti in atto sono per fare evolvere l’azienda, le persone che la compongono ed i vini rappresentano il tutto. Dal 2009 i passi fatti in direzione di un’ agricoltura più sensata ed una visione dell’insieme e non del particolare, hanno portato a dei vini sempre più puliti e anno dopo anno miglioreremo. Non voglio però rinunciare alla bontà ed alla bellezza, sono convinto che non si possano fare vini sgradevoli e quindi l’asticella della tecnica e della competenza deve essere ancora alzata.

Il futuro della ricerca e sperimentazione è nell’uso degli induttori di resistenza, abbandonando o riducendo al minimo rame e zolfo; eliminare l’uso dei mezzi meccanici che compattano e danneggiano il terreno, questo è il futuro cercando di far nascere vigneti in equilibrio con con la natura circostante perché, intendiamoci, l’agricoltura è prettamente umana e perciò deve fondersi il più possibile nell’esistente e mai prevalere. Oggi nelle Langhe c’è un disequilibrio spostato verso il profitto, che rende paesaggi monotoni di vigne, l’Alta Langa sì, è biodiversa, quindi il lavoro che sto cercando di progettare è contribuire alla realizzazione di un’azienda che crei profitto, ma che non prevalga sull’equilibrio che la monoculture ha sul resto. Facile da dire ma non da realizzare, ma a dire il vero le cose facili a me, non sono mai piaciute.

  • Adele Mottola

    Mi sono appena iscritta con Disqus.
    Questa è la email di verifica che mi pare sia richiesta.
    Saluti,
    Adele M